Cantine

  • 1800 Tequila

    1800 Tequila

    1800® è sempre rimasto fedele ai suoi valori di passione, duro lavoro e onestà. Di conseguenza, 1800® è stato, e sarà sempre, fatto nel modo giusto - senza compromessi. Il 1800 è l'anno in cui è nata la prima tequila premium al mondo, la vera tequila. Per oltre duecento anni, 1800® non ha mai vacillato dalla sua formula originale e dal suo processo di distillazione, producendo un liquido di qualità al 100% ogni volta. Le bottiglie che finiscono sugli scaffali contengono la stessa tequila di qualità di ogni bottiglia che ha lasciato la distilleria per secoli. La confezione per la tequila 1800® è un'iconica forma trapezoidale, che ricorda le piramidi di pietra maya secolari che si trovano in tutto il Messico e vestite con una cresta.

  • Aldo Rainoldi

    Aldo Rainoldi

    Storica cantina della Valtellina, quella di Aldo Rainoldi è una delle più affidabili realtà vitivinicole della zona, per la capacità di esprimere, vendemmia dopo vendemmia, stagione dopo stagione, vini di grande personalità, sempre tesi verso una qualità tutt’altro che scontata. Fondata nel 1925 dal nonno dell’attuale proprietario, la casa vinicola “Aldo Rainoldi” è un’azienda che oltre a produrre uve dai vigneti di sua proprietà, si avvale di una fittissima rete di piccoli viticoltori, costantemente monitorati da tecnici di fiducia, condizione indispensabile per riuscire a offrire una gamma che abbraccia la Valtellina in tutte le sue sfumature. Non a caso, la cantina ha preso vita sulla base di un progetto ben preciso, che poi è stato consolidato negli anni, secondo il quale collaborando con numerosi conferitori, e quindi partendo da un’eccezionale materia prima, si arrivano a produrre vini di assoluto pregio. Da quelli che sono luoghi spettacolari, caratterizzati dai tipici vigneti terrazzati che obbligano l’uomo a confrontarsi con la natura, ma che al tempo stesso sanno ripagare tutta la fatica attraverso vini unici, arrivano quelle che possono essere considerate alcune delle migliori espressioni del nebbiolo se si esce dai confini del Piemonte. I dieci ettari vitati di proprietà sono gestiti in maniera rigorosa e scrupolosa, con estrema fatica a causa degli impervi e scomodi terrazzamenti, e aggiungendo agli stessi, per l’appunto, le uve di una settantina di piccoli conferitori, ecco che la produzione media annua dell’azienda “Aldo Rainoldi” si attesta sulle 185mila bottiglie. Nella cantina di Chiuro, in provincia di Sondrio, le più antiche tradizioni locali sono la regola, grazie cui si riesce a ottenere una batteria di etichette che difficilmente trova eguali. Dai Rossi più giovani a quelli di “Riserva”, si passa per i Bianchi e per gli Spumanti, fino ad arrivare al vino di punta dell’azienda, che vede nello Sfursat di Valtellina “Ca’ Rizzieri”, l’espressione più alta di quella che è la migliore Valtellina quando di parla di vino.

  • Antinori

    Antinori

    La Famiglia Antinori si dedica alla produzione vinicola da più di seicento anni: da quando, nel 1385, Giovanni di Piero Antinori entrò a far parte dell' Arte Fiorentina dei Vinattieri. In tutta la sua lunga storia, attraverso 26 generazioni, la famiglia ha sempre gestito direttamente questa attività con scelte innovative e talvolta coraggiose ma sempre mantenendo inalterato il rispetto per le tradizioni e per il territorio. Oggi la società è presieduta da Albiera Antinori, con il supporto delle due sorelle Allegra e Alessia, coinvolte in prima persona nelle attività aziendali. Il padre, Marchese Piero Antinori, è attualmente il Presidente Onorario della società. Tradizione, passione ed intuizione sono state le qualità trainanti che hanno condotto i Marchesi Antinori ad affermarsi come uno dei principali produttori italiani di vini di alta qualità.

  • Argiolas

    Argiolas

    Quella degli Argiolas è una storia che è cominciata agli inizi del '900. Era esattamente il 1906, l’anno in cui a Serdiana, in provincia di Cagliari, è nato Antonio, il patriarca. Poco più di trent’anni più tardi, nel 1938 con precisione, in quella che da sempre è una terra di agricoltori, di oliveti e di vigne, lo stesso Antonio ha dato vita alla cantina Argiolas. Piantando filare dopo filare, unendo vigna a vigna, si è iniziato a produrre vino, cercando sempre la qualità con rigore e metodo. Poi sono arrivati i figli di Antonio, Franco e Giuseppe, che hanno ereditato dal padre la passione per le vigne e per il vino, e la hanno condivisa e trasmessa, a loro volta, prima alle mogli e quindi agli stessi loro figli. Oggi, nella cantina lavora attivamente già la terza generazione degli Argiolas, quella dei nipoti di Antonio. In fondo la ricetta è semplice: stagione dopo stagione, vendemmia dopo vendemmia, di generazione in generazione, la tradizione si tramanda e si rinnova, anno dopo anno. È in questo contesto che nasce una linea produttiva ampia e completa, capace come forse nessun’altra di valorizzare al meglio il territorio e le sue varietà più tipiche, in un connubio perfetto. Vini unici, che si caratterizzano per intensità, equilibrio ed eleganza. Attualmente, suddivisi in cinque distinte tenute, i vigneti che rispondono al nome di Argiolas raggiungono un’estensione totale che supera i 230 ettari. Nel rispetto di ambiente, ecosistema e territorio, trova spazio anche la ricerca e la sperimentazione, per piante di vite che, in alcuni casi, sono addirittura coltivate a piede franco. In cantina, grappoli eccelsi danno vita a quelli che prendono il nome di “Turriga”, “Korem”, “Is Solinas” e “Iselis”, poi ancora di “Costamolino”, “Perdera” e “Costera”, per citare solo alcune delle etichette Argiolas. Vini, quelli che escono dalla cantina di Serdiana, di estrema piacevolezza, qualitativamente superiori, nonché fortemente fedeli del terroir di appartenenza.

  • Armagnac Delord

    Armagnac Delord

    La distilleria si trova a Lannepax, il villaggio natale della famiglia. La distillazione, un passo essenziale e affascinante nella creazione di Armagnac, si svolge nel cuore dell'inverno. Siamo una delle uniche case degli Armagnac che usano i due metodi di distillazione; il metodo di distillazione continua tipico per l'Armagnac e la doppia distillazione. I nostri due alambicchi di Armagnac, uno dei quali è un «Sier» del 1900, sono entrambi still di colonne equipaggiati con piatti particolari chiamati "lastre di ragno", ideali per la produzione di vecchi Armagnac. I due alambicchi a doppia distillazione producono un fruttato acquavite destinato ai giovani Armagnac. Le nostre cantine con più di 1000 barili e una dozzina di carri armati di quercia che invecchiano e proteggono l'acquavite di Armagnac risalgono dal 20 ° secolo ad oggi. Le annate più antiche sono conservate a Bonbonnes (vasi di vetro) lontano dalla luce, in una stanza chiamata Paradiso. Jacques e Sylvain Delord, i nasi della casa, assaggiano, selezionano e amalgamano l'acquavite. Seguendo Prosper, Gaston e Georges, sono responsabili della qualità caratteristica degli Armagnac del Delord.

  • Attems

    Attems

    Attems: un nome che evoca la storia del vino in Friuli Venezia Giulia. Risale infatti al 1106 il primo documento che attesta i possedimenti di terre vocate alla viticoltura in Collio da parte della dinastia Attems e la produzione di Ribolla Gialla e Refosco è registrata nei libri mastri del 1764. Una tradizione millenaria che ha reso questa azienda il punto di riferimento sul territorio e che ha visto il conte Douglas Attems come protagonista: a lui va il merito di aver fondato, nel 1964, il Consorzio dei Vini del Collio, terzo in ordine di tempo in Italia e primo in Friuli. La storia di Attems si intreccia così con la Storia: dal Patriarcato di Aquileia alla Contea di Gorizia, dalla Prima Guerra Mondiale ai giorni nostri. Di proprietà della famiglia Frescobaldi dal 2000, Attems è passato affascinante, presente affermato e futuro di innovazione. Dal 2000 Attems è proprietà della famiglia Frescobaldi che continua a guidarla nel rispetto delle sue peculiari caratteristiche.

  • Baldetti

    Baldetti

    La viticultura, che nell’azienda già ricopriva un attività importante, a partire dalla fine degli anni 60 ebbe un forte impulso quando Mario Baldetti, padre dell’attuale conduttore, effettuò il totale rinnovamento dei vigneti esistenti.

  • Banfi

    Banfi

    “Il nostro più profondo desiderio è che questo progetto sia un bene per la gente di Montalcino, un bene per l'Italia, un bene per l’America e un bene per tutti coloro che amano i vini di qualità.” Così John F. Mariani dichiarava nel discorso di inaugurazione della cantina di Castello Banfi, il 12 settembre 1984. Decidendo di sviluppare a Montalcino un polo di eccellenza, la famiglia Mariani lega indissolubilmente Banfi a questo territorio e al suo sviluppo. Castello Banfi rappresenta un patrimonio ed un’esperienza unici nel panorama vitivinicolo mondiale, in cui il rispetto per la vocazione del territorio e la volontà di esaltarne le caratteristiche, hanno portato alla realizzazione di numerose ricerche. Tra queste spicca l’attenta selezione del vitigno simbolo di Montalcino, il Sangiovese, per dimostrarne le ineguagliabili espressioni nella denominazione storica del Brunello, così come la sua versatilità, senza rinunciare però all’introduzione delle principali varietà internazionali, che trovano qui un habitat ideale. Il rispetto per la vocazione del territorio e la volontà di esaltarne le caratteristiche hanno sempre ispirato la produzione Banfi, offrendo vini prestigiosi, tutti caratterizzati da un’anima fortemente legata a questa ineguagliabile, unica e straordinaria terra. Il rispetto per l'ambiente e il benessere delle persone ha guidato il percorso di Banfi ad essere in armonia con il territorio circostante, attraverso l’uso razionale delle risorse naturali e la cura dell’ecosistema.

  • Barone Pizzini

    Barone Pizzini

    La cantina rappresenta la volontà di ridurre l’impatto ambientale e massimizzare il risparmio energetico. Le scelte architettoniche sono funzionali a garantire un ambiente ideale per produrre vini nel rispetto dell’ambiente. Per questo la struttura, interrata per due terzi e su una superficie di circa 5.600 mq, adotta strategie e soluzioni bioclimatiche. Pannelli fotovoltaici, sistema naturale di raffrescamento, utilizzo di pietra, legno e fitodepurazione delle acque sono solo alcuni degli accorgimenti utilizzati. “Una cantina è come un albero. Ne vediamo solo una parte, il resto è interno alla terra, radicato, d​ove troviamo le ragioni del suo essere edificio, architettura. Da questa sua postura nascosta derivano la sua energia, la sua freschezza e la sua vivacità, catturate alla terra e donate al vino.” Claudio Gasparotti, architetto autore del progetto della cantina e socio fondatore. Le 25 vigne, dislocate in diverse zone della Franciacorta, si estendono su una superficie totale di 47 ettari. L’altitudine è di 200/350 m s.l.m. e l’età media degli impianti è attorno ai quindici anni. Ogni vigneto possiede proprie caratteristiche per esposizione, altitudine, composizione del terreno che lo rendono diverso da tutti gli altri. Il suolo è di origine complessa, in parte morenico ma arricchito da deposizioni fluvioglaciali. “Ulteriore potenzialità del substrato verso la produzione di vini di pregio è conferita dalla coltivazione bio che migliora la vitalità degli strati esplorati dalle radici estendendo nel tempo, in profondità, una fertilità equilibrata ed attiva.” Pierluigi Donna, agronomo di Barone Pizzini e socio collaboratore.

  • Barone Ricasoli

    Barone Ricasoli

    Storia, tradizione e prestigio: ecco le parole che potrebbero riassumere lo sviluppo dell’azienda Barone Ricasoli, realtà che, secondo la prestigiosa rivista americana “Family Business”, testata che si occupa di analizzare le imprese a conduzione famigliare, è una fra le cantine più antiche del mondo, senza dubbio la prima all’interno del panorama del vino italiano. Il nome dei Ricasoli è infatti legato al mondo della viticoltura sin dal lontano 1141, anno in cui il Castello di Brolio, situato a Gaiole in Chianti, divenne di proprietà della famiglia. Col passare dei secoli, già all’inizio del ‘600 si hanno testimonianze delle esportazioni effettuate verso Olanda e Inghilterra, mentre agli inizi del ‘900 le bottiglie iniziarono i primi viaggi verso Cina, Sudafrica, Costa Rica e Afriche Britanniche. La storia dell’azienda è indissolubilmente legata a un personaggio in particolare, creatore di uno dei prodotti della Toscana che oggi riscuote più successo in tutto il mondo, il Chianti: si tratta del Barone Bettino Ricasoli, che, intorno al 1830, iniziò le sperimentazioni di un vino che, nella sua mente, doveva essere in grado di reggere il confronto con i grandi cugini francesi. Dopo circa 30 anni di tentativi, Bettino identificò la formula “magica” che diede vita al Chianti, evidenziando il ruolo fondamentale dell’uva sangiovese abbinata ad altri vitigni autoctoni a bacca rossa, come canaiolo e malvasia. Oggi l’azienda, guidata da Francesco Ricasoli, pronipote di Bettino, è la più grande del terroir del Chianti Classico, con circa 1200 ettari di proprietà di cui 235 sono coltivati con diverse tipologie di vitigni, sia autoctoni che internazionali. Ogni anno la produzione si attesta intorno ai 2 milioni di bottiglie, dove il sangiovese recita una parte fondamentale in quasi tutte le etichette, affiancato a volte da cabernet sauvignon, petit verdot, cabernet franc e merlot, per realizzare prodotti unici e identitari, che rappresentano nel mondo la storia del vero vino italiano di qualità.

  • Bastianich

    Bastianich

    Il vino che beviamo ha una storia intensa, è parte di una tradizione dalle radici profondissime e spesso percorre il mondo intero per arrivare sulla nostra tavola. L'azienda Bastianich, fondata nel 1997, è costituita da 40 ettari di vigneto. Tutti i vigneti si trovano sui Colli Orientali del Friuli, in due distinte zone ricadenti nella zona a Doc. "La cantina racchiude il racconto dei valori della famiglia Bastianich" La profonda connessione che la famiglia Bastianich ha con il mondo vinicolo ci riporta indietro di decadi e generazioni. Risale infatti agli incontri con le più importanti famiglie di viticoltori negli anni Settanta e Ottanta e alla promozione dei migliori vini Friulani nelle carte dei vari ristoranti della Famiglia negli Stati Uniti. È stata proprio questa passione per il vino, coniugata alla volontà di riscoprire e ritrovare le proprie origini, che ha portato la famiglia Bastianich, nel 1997, a impiantare i primi vigneti a Buttrio e a Cividale del Friuli, in una delle zone più vocate d'Italia alla produzione di vini bianchi. "Il luogo che racconta passione e devozione" Le vigne, tutte di proprietà della Tenuta Bastianich dal 1997, si trovano in due zone distinte della DOC Colli Orientali del Friuli. Il primo vigneto è situato sulle colline di Buttrio e Premariacco, nella zona più calda e più a Sud della Doc. Influenzato dal calore proveniente dal mare offre le uve per la produzione dei nostri vini Cru, più corposi e strutturati, come il Vespa Bianco, Vespa Rosso, Plus e Calabrone. Il secondo vigneto, che si trova sulle colline di Cividale del Friuli, è influenzato dalla bora, il vento freddo proveniente dal nord, che, nelle notti più rigide, produce vini di maggior intensità aromatica.

  • Béreche et Fils.

    Béreche et Fils.

    Bérêche et Fils è uno storico produttore di Champagne situato nel cuore delle Montagne de Reims, a Ludes. La Maison è stata fondata nel 1847 da Lèon e Albert ed è oggi guidata dalla quinta generazione della famiglia Bérêche, rappresentata dai giovani fratelli Raphael e Vincent che, assieme a 10 fedeli collaboratori, portano avanti una lunga tradizione fatta di passione, sacrifici e duro lavoro per produrre sempre grandi vini. I principali vigneti di Bérêche et Fils si trovano nei Premier Cru di Ludes e Ormes, nelle Montagne de Reims, mentre altri si estendono con ripartizioni parcellari lungo la Vallée de la Marne. Le vigne sono coltivate in modo responsabile e sostenibile, senza trattamenti sistemici, diserbanti o concimi chimici, nel pieno rispetto della natura e dei suoi frutti. Anche in cantina si cerca di lavorare nella maniera più tradizionale possibile, evitando le filtrazioni e favorendo le fermentazioni lente e spontanee, utilizzando botti di rovere in fase di vinificazione e prediligendo lunghe soste sur lies. Gli Champagne di Bérêche et Fils sono prodotti con attenzione e sensibilità, seguendo e portando avanti i metodi ancestrali tramandati di padre in figlio. I loro Champagne sono puliti ed eleganti, di grande freschezza, mineralità ed equilibrio, qualità che li fanno emergere nell’affollato panorama spumantistico francese.

  • Bertani

    Bertani

    Sinonimo stesso di “Amarone”, Bertani rappresenta non solo la più importante cantina della Valpolicella ma anche una delle più prestigiose e conosciute realtà vitivinicole di tutta Italia. Una storia che inizia lontanissimo, esattamente nel 1857, con la fondazione della cantina da parte dei fratelli Giovan Battista e Gaetano Bertani. Quest'ultimo veniva da un lungo periodo di apprendimento trascorso alla scuola del grande Professor Guyot, in Francia. Da allora, tradizione e innovazione sono sempre andate di pari passo, dai tanti investimenti in vigna e in cantina fino all'acquisto della splendida Villa Novare, una tenuta che rappresenta nel mondo lo straordinario lavoro portato avanti ancora oggi dalla famiglia Bertani. Attualmente sono oltre duecento gli ettari vitati, suddivisi tra alcune delle migliori zone della provincia veronese, e alla tenuta di Villa Novare si è aggiunta la cantina di Grezzana, al momento sede centrale e cuore pulsante di tutta l’azienda, in cui sono riunite le fasi di vinificazione, imbottigliamento e spedizione. In vigna, sotto la direzione dell’agronomo Andrea Lonardi, vecchie piante che arrivano anche a toccare i 35 anni d’età si alternano a nuovi vigneti - dei quali gli ultimi sono stati realizzati nel 2015 - e il rispetto di ambiente ed ecosistema viene prima di tutto, per cui recentemente è partita anche la sperimentazione del biologico, con l’intento di estenderne il regime, in futuro, a tutta la tenuta. In cantina, l’equipe è ben affiatata e rodata, con l’enologo Christian Ridolfi che conduce la squadra da oltre 15 anni. Dal 2014 confluita nella “Bertani Domains”, dopo che nel 2011 era stata acquistata dai “Tenimenti Angelini”, la cantina Bertani produce annualmente oltre due milioni di bottiglie, dimostrando di essere un’azienda che, nonostante il passare degli anni, riesce costantemente a rinnovarsi, rimanendo sempre al passo coi tempi, e contemporaneamente mantenendo uno stile che interpreta al meglio la classicità e valorizza al massimo le più antiche tradizioni.

  • Billecart-Salmon

    Billecart-Salmon

    Billecart-Salmon nasce agli inizi del XIX secolo, nel 1818 per la precisione, a Mareuil-sur-Aÿ, comune Premier Cru della Vallée de la Marne. La Maison, che ha preso vita dall'unione tra Nicolas François Billecart ed Elisabeth Salmon, oggi, con François e Antoine Roland-Billecart che reggono le redini aziendali, e con la sesta generazione attiva nell’impresa, rimane prettamente a conduzione familiare come è sempre stata. Da sempre ogni membro della famiglia Billecart-Salmon si è impegnato nel portare avanti la tradizione, rimanendo fedele a una sorta di giuramento: “dare priorità alla più alta qualità e perseguire sempre la massima eccellenza”. Potendo contare su un’estensione vitata di proprietà che arriva a coprire circa cento ettari, i Roland-Billecart si approvvigionano su una superficie totale di 220 ettari, suddivisi tra quaranta diversi cru, tra i quali si incontrano alcuni dei migliori appezzamenti vitati di pinot nero, chardonnay e pinot meunier di tutta la regione della Champagne, situati principalmente attorno a Epernay, nella Vallée de la Marne, ma anche nelle terre mitiche della Montagne de Reims e nell’area della Côte des Blancs. I metodi di vinificazione ancestrali, che avvengono rigorosamente in piccoli fusti di legno da cinquanta ettolitri, sono stati trasmessi di generazione in generazione e costantemente perfezionati. Nel corso degli anni, poi, è stata messa a punto anche la tecnica della refrigerazione del mosto combinata all’uso dell’acciaio, nonché la fermentazione a bassa temperatura. Combinando quindi le più antiche tradizioni con le più avanzate tecnologie enologiche, nasce così una gamma di etichette che si articola tra quelle che sono le varie categorie di Champagne, classificati secondo i vari dosaggi zuccherini, e suddivisi tra i millesimati e le cuvée speciali. Dal Brut al Brut Réserve, passando per il Rosé, per l’Extra Brut e per il Blanc de Blancs, sono Champagne, quelli etichettati “Billecart-Salmon”, ormai famosi e riconosciuti a livello internazionale, simbolo di quelle che sono le più importanti e prestigiose bollicine francesi.

  • Birrificio CaneNero

    Birrificio CaneNero

    Con grande rispetto per la natura coltiviamo e seminiamo orzo distico da birra e grano nelle colline della nostra terra di Toscana, nella zona del Chianti Aretino. L’orzo e il grano da noi coltivati sono privi di pesticidi, additivi e prodotti chimici in genere. Il nostro seme selezionato viene maltato in totale autonomia all’interno della nostra azienda dando vita ad una birra raffinata, agricola, genuina, e soprattutto a Km 0. Dopo la mietitura, l’orzo viene selezionato con un antico svecciatoio di fine ‘800 e soltanto i chicchi migliori verranno utilizzati per la maltatura. I chicchi selezionati come migliori vengono immersi in grandi vasche d’acqua e mescolati per favorirne l’ossigenazione. L’orzo “bagnato” viene steso in malteria, dopo circa tre giorni il seme incomincia la sua germinazione e si intravede quella che in gergo birraio è definita la “radichetta”. Dopodiche viene fatto asciugare in modo naturale per abbassare l’umidità dei chicchi. Una volta asciutto, lo tostiamo in un forno da noi costruito ed avremo così ottenuto il nostro malto autoctono e 100% agricolo.

  • Bisson

    Bisson

    La Società Agricola Bisson, nasce a Chiavari, nel 1978, dalle prime vinificazioni di Pierluigi Lugano, sommelier dalla grande passione per il vino e la terra. Tutto comincia con la lavorazione in cantina di uve acquistate sul territorio e progredisce in modo sorprendente, con la continua ricerca della qualità, il duro lavoro in vigna, con metodi a basso impatto ambientale, che comprendono tra l'altro una rigorosa limitazione di fitofarmaci ed una viticoltura eroica sui terrazzamenti a strapiombo sul mare. La filosofia di Pierluigi e la moglie Marta è quella di esaltare le caratteristiche varietali e del particolare territorio ligure, per comunicare nei loro vini l'aromaticità, la mineralità e la vivace personalità, recuperando vigneti e sperimentando vinificazioni. L'azienda produce all'incirca 100.000 bottiglie, divise tra bianchi e rossi di carattere, alcuni ottenuti da varietà autoctone quasi scomparse come la bianchetta genovese e il ciliegiolo, oltre alle varietà più conosciute come il vermentino, il bosco e l'albarola, su vigneti estesi su diverse parcelle, dal suolo sabbioso e ghiaioso.

  • Bollinger

    Bollinger

    Ad Ay, uno dei paesi storici del cuore della regione francese della Champagne, si trova la Maison Bollinger, fondata nel 1829 da Athanase Louis Emmanuel conte di Villermont, che scelse di unirsi in società con il tedesco Joseph Bollinger e con l’appassionato di vino Paul Ranaudin. Nel corso degli anni, dopo essere riuscito a imporre con successo le proprie bollicine soprattutto nel mercato inglese e in quello statunitense, fu proprio Joseph Bollinger a divenire l’uomo-simbolo della Maison. Oggi universalmente riconosciuta per la grande qualità dei suoi vini, la cantina, grazie alla posizione privilegiata dei vigneti di proprietà e grazie anche a una rigida etica produttiva, addirittura sancita da principi messi per iscritto, è affermata da anni a livello internazionale. Per fare un esempio delle ferree regole seguite dall’azienda, basterà dire che solamente il mosto proveniente dalla prima spremitura viene utilizzato per la produzione degli Champagne, mentre tutto quello ottenuto con la seconda pigiatura è venduto ad altre cantine. Attualmente, la maison può contare su un’estensione vitata che arriva a coprire oltre 160 ettari, la maggior parte dei quali si trovano suddivisi tra la montagna di Reims e il territorio di Ay. Classificati per oltre la metà come Grand Cru, e come Premier Cru per la restante parte, i vigneti sono allevati con meticolosa cura, per cui le piante crescono nel pieno rispetto di ambiente ed ecosistema. Oltre al pinot meunier e allo chardonnay, è soprattutto il pinot nero il vitigno attorno al quale ruotano gli assemblaggi della maison, che usando sapientemente le uve di questo vitigno, riesce a conferire ai suoi Champagne ricchezza, vinosità e rotondità. Dal Brut “Special Cuvée” all’Extra Brut “R.D.”, dal Rosé ai millesimati, nelle storiche cantine di affinamento, composte da chilometri di cunicoli, tutti gli Champagne etichettati Bollinger maturano dai tre agli otto anni, molto più di quanto richiesto dai disciplinari, garantendo il perfetto sviluppo degli aromi ed esprimendo sempre il massimo equilibrio possibile.

  • Bowmore

    Bowmore

    Fondata dalla famiglia Simpson nel 1879 ad Islay e successivamente acquisita dall'eclettico James Mutter (Console dell'Impero Ottomano, ma anche contadino e distillatore) la distilleria Bowmore sorge sulle rive del Loch ed è una delle più antiche dell'intera Scozia, alcuni azzardano addirittura a dire che sia stata la prima per fondazione. Nel corso dei secoli la distilleria non ha mai cessato le sue attività, proseguendo ad imbottigliare persino durante il secondo conflitto mondiale (per gran parte della seconda guerra mondiale la distilleria ospitò gli idrovolanti della RAF impegnati in incursioni contro i sottomarini tedeschi) anche se molteplici sono stati i cambi di proprietà. Nel 1963 l'attività fu curata da Stanley P. Morrison e James Howat della Morrison's Bowmore Distillery Ltd. Alla fine degli anni ottanta del '900, la Giapponese Suntory Ltd si appropriò, poi, di una partecipazione nell'azienda per poi acquistarla definitivamente nel 1994. Nonostante i molti cambi di proprietà e varie ristrutturazioni e rinnovamenti la Bowmore ha mantenuto il suo Malting Floor originale e i metodi di produzione storici del whisky. Tutti i prodotti sono caratterizzati dai malti del luogo con la loro tipica ed unica affumicatura, ottenuta da una grande fornace e da metodi tradizionali con ormai più di due secoli di storia. Come detto, la distilleria si trova sulle rive del Loch Indaal, un lago che sfocia nell’oceano Atlantico. La prossimità con quest'ultimo gioca un ruolo fondamentale nella rifinitura del carattere del distillato che respira aria salmastra durante tutta la sua maturazione in botte. Curioso, particolarissimo e degno di menzione è il magazzino di stoccaggio “Numero uno”, l'unico sulla faccia della terra ad essere sotto il livello del mare: le sue condizioni di buio, freddo e umido, nonché la potente aria salmastra sono ideali per l'invecchiamento e la maturazione di un vero e proprio unicum, un grande prodotto.

  • Briziarelli

    Briziarelli

    Nel cuore dell’Umbria, patria del raffinato Sagrantino, in un incantevole vigneto sorge una location mozzafiato. Cantine Briziarelli è il risultato di un progetto avveniristico in cui il connubio tra la tradizione di una terra incantevole ed un’architettura unica trova la sua più alta espressione. La location è posta al centro di una splendida Tenuta e i vigneti che la circondano sono la cornice naturale di un luogo dal fascino esclusivo. Per gli amanti dell’Umbria e dei suoi paesaggi, in questo luogo si manifesta tutta l’autenticità di una terra ricca di colori e sorprese. La storia delle Cantine Briziarelli inizia in Umbria nei primi del Novecento (1906), grazie all’ingegno di Pio Briziarelli: imprenditore locale, filantropo, uomo di grandi ambizioni, dopo aver mosso i primi passi nei campi dell’argilla sceglie di sfruttare le potenzialità della generosa Umbria fondando la sua azienda agricola. Comincia così la coltivazione dei vigneti e la lavorazione delle uve nella vecchia Cantina di Marsciano, l’allevamento e la selezione di chianine in Località San Gemini e poi ancora negli anni la coltivazione degli oliveti di proprietà e dei seminativi. Si pongono quindi le basi della Società Agricola Briziarelli, che ad oggi include attività diverse unite dalla stessa filosofia imprenditoriale che pone al centro di ogni iniziativa l’obiettivo della qualità. Nel 2000, le Cantine Briziarelli iniziano un nuovo progetto, in un podere di 50 ettari tra Bevagna e Montefalco. Immerse nella pregiata zona vinicola del Sagrantino DOCG, un’area sinonimo di vitivinicoltura di qualità che negli ultimi quarant’anni ha ampiamente potenziato e rivalutato il proprio territorio. L’attività cresce rapidamente, fino a rendere necessario un secondo impianto di vigneti solo pochi anni dopo, nel 2006. Nel 2012 arriva la nuova cantina. Oggi il marchio esporta i propri prodotti in tutto il mondo. Lavorando ogni giorno con la stessa passione di sempre.

  • Bruni

    Bruni

    Procedendo verso la bassa Toscana, affollata da piccole città, dai borghi e dai castelli ci si imbatte nei silenzi e nei profumi della Maremma. Oltre la linea costiera l'aria si affina e la rossa crosta dei piccoli colli si riveste delle verdi colture. È proprio qui che la sapiente mano dell'uomo si fa visibile con le sue opere, con il solo fine di esaltare i sapori di questa terra. In questi enfatizzanti luoghi, coltivati sin dal tempo dei vignaioli etruschi, l'Azienda Bruni coltiva i propri vigneti. La Cantina Bruni, fondata come semplice passione nel 1974, è oggi diventata una delle realtà private più rilevanti della Maremma Toscana. È sulla continua ricerca della qualità che la Cantina Bruni ha sempre puntato dimostrando quale significativo livello possono raggiungere i prodotti vinicoli della Maremma Toscana. Su questa linea di produzione nascono i vini Bruni, che hanno il fine di esaltare i profumi di questa terra. Terra in cui il connubio terreno/clima/vitigno indiscutibilmente determina la qualità dei prodotti.

  • Bushmills

    Bushmills

    Nel piccolo villaggio di Bushmills, situato sulle rive del fiume, troverete la più antica distilleria in Irlanda. Un luogo in cui famiglia e amici hanno lavorato per generazioni, in un piccolo villaggio dell'Irlanda del Nord che per oltre 400 anni ha mantenuto la filosofia che la lavorazione artigianale di piccoli lotti è il modo di produrre whisky irlandese dal gusto magnifico.

  • Ca' del Doge

    Ca' del Doge

    Azienda Veneta che produce Prosecco DOC, ma non solo. Vini bianchi di facile beva e altri spumanti a base Glera, sono la maggior parte della produzione.

  • Camigliano

    Camigliano

    L’azienda, acquistata nel 1957 da Walter Ghezzi, coraggioso e intraprendente imprenditore milanese appassionato della Toscana ha, negli ultimi anni, con l’arrivo del figlio Gualtiero, subito un profondo e radicale miglioramento con la messa a regime di nuovi vigneti (oggi ha 530 ha di cui 93 vitati ) ad una altezza di 300-350 mt s.l.m, col rinnovo delle tecniche di vinificazione e la cura incondizionata del territorio a cui ha dedicato energie ed entusiasmo. Le vigne, biologiche , vengono scelte attraverso una attenta analisi dei terreni e delle selezioni clonali con la consulenza di tecnici agronomici provenienti da varie università italiane. Gualtiero dedica tutta la sua attenzione alla cura dei vigneti, che vengono seguiti scrupolosamente attraverso continue analisi dei terreni e gestione delle potature, sia a secco che a verde, per ottenere in epoca di raccolto quella selezione dei grappoli, in base all’esposizione e alla natura dei terreni, che ci permettono una vendemmia ottimale.

  • Cantine Pellegrino

    Cantine Pellegrino

    Dal 1880 coltiviamo le migliori uve siciliane, rappresentando oggi una realtà di grande tradizione ed esperienza nell’isola. In oltre 135 anni abbiamo acquisito una profonda conoscenza del nostro territorio, dei metodi di coltivazione dei vitigni autoctoni, delle migliori tecniche di vinificazione delle uve. La famiglia Pellegrino ha sempre gestito personalmente le attività in vigna e in cantina, e ancora oggi, alla settima generazione, è quotidianamente coinvolta nella gestione aziendale.Una lunga storia di famiglia fatta di rispetto, cura, amore e dedizione, di valori tramandati di padre in figlio, che oggi la rendono una delle più grandi famiglie del vino siciliano. I vigneti Pellegrino sorgono nel lembo più occidentale della Sicilia, caratterizzato da una grande varietà di microclimi. L’area ha la più elevata superficie vitata d’Italia in quanto considerata quella più vocata dell’isola. Qui infatti la luce intensa, il clima secco e asciutto, i terreni freschi, i venti provenienti da sud, le forti escursioni termiche, creano le condizioni ideali per la produzione di vini di qualità. Coltiviamo le nostre uve in quattro tenute di proprietà con vocazioni specifiche, tutte gestite con metodo di coltivazione biologico nel pieno rispetto dell’ambiente. Kelbi, giardino rigoglioso, ideale per la coltivazione del catarratto. Rinazzo, aspro e desertico, dove il syrah cresce vigoroso. Salinaro, i cui vigneti di grillo sulla costa godono delle fresche brezze marine. Gazzerotta, altopiano ventoso, ideale per la coltivazione del nero d’avola e dove un antico vigneto di grillo ha messo profonde radici, esprimendo i più elevati livelli qualitativi. Siamo impegnati nella salvaguardia del territorio in cui operiamo, coltiviamo le uve nelle nostre tenute esclusivamente con metodo biologico, nel pieno rispetto dell’ambiente. Scelte green riguardano inoltre tutti gli ambiti di produzione, dall’illuminazione alla logistica, dalla gestione dei rifiuti all’utilizzo di risorse idriche, fino al contenimento di ogni forma di inquinamento ambientale.

  • Capanna

    Capanna

    L’azienda agricola Capanna, proprietà della famiglia Cencioni dal 1957, è situata nella zona di Montosoli, a nord di Montalcino. Fondata da Giuseppe Cencioni, coadiuvato dai figli Benito e Franco, è stata una delle prime aziende dell’epoca moderna del Brunello; già negli anni ’60 ha iniziato ad imbottigliare i propri vini e, dopo il riconoscimento del Brunello di Montalcino DOC avvenuto nel 1966, Giuseppe fu uno dei 25 fondatori del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. La produzione, inizialmente di poche migliaia di bottiglie, è andata successivamente aumentando con l’impianto di nuovi vigneti. Nel 1975 è iniziata l’esportazione del Brunello di Montalcino DOC – Capanna 1970 – verso la Germania; negli anni successivi sono stati raggiunti nuovi mercati: Stati Uniti d’America, Canada, Svizzera, Belgio, Olanda, Giappone, Austria, Polonia, Danimarca ed altri (ca. 20 in totale). L’azienda Capanna viene ancora oggi condotta a livello esclusivamente familiare, sia sotto il punto di vista agronomico che sotto quello enologico, avvalendosi inoltre della collaborazione dell’enologo Paolo Vagaggini. ​

  • Capitoni

    Capitoni

    Il “Podere Sedime” è registrato nella proprietà fondiaria del territorio senese fin dal 1692 quando risulta di proprietà della famiglia Gherardi (fonte: Archivio di Stato di Siena). Potrei cominciare da qui e poi raccontare la ricca storia di questa terra, degli uomini che l’hanno posseduta e coltivata, delle vicende che l’hanno portata ad essere come è oggi. Preferisco però parlare del presente: della mia famiglia, dei nostri obiettivi, di come nasce il nostro vino, perché i risultati che otteniamo sono frutto della passione per il nostro lavoro. Alla fine degli anni '90 abbiamo aumentato la superficie vitata. Si è scelto un appezzamento adatto, ben esposto, un bel terreno misto tufaceo picchiettato da tante conchiglie fossili risalenti a molti milioni di anni fa quando c’era ancora il mare. Abbiamo restaurato il vecchio casolare e, dove un tempo c’era la stalla delle imponenti vacche chianine, hanno trovato dimora rotondeggianti barriques. Consapevoli che per ottenere vini di grande qualità sono necessarie professionalità ed esperienza, abbiamo cercato la consulenza di professionisti del settore in grado di aiutarci a condurre l’azienda verso gli obiettivi qualitativi che ci siamo prefissi. Notevole è stato il loro contributo al fine di produrre il vino che abbiamo in mente.

  • Carpineto

    Carpineto

    Era il 1967 quando Giovanni Carlo Sacchet ed Antonio Mario Zaccheo fondarono la Carpineto col proposito di produrre un Chianti Classico di livello internazionale. Una rivoluzione, per quei tempi. I due soci videro nella Toscana un enorme potenziale, dove poter produrre grandi vini applicando le tecniche più all’avanguardia e aumentare gli standard qualitativi dell’epoca. E ci riuscirono. Sotto la loro direzione, la Carpineto è cresciuta fino a diventare un brand dal successo internazionale che attualmente esporta i suoi prodotti in 70 paesi del mondo. I suoi vini di grande intensità ed estratto, affidabili e soprattutto di qualità costante nel tempo, hanno avuto successo di pubblico e critica, come testimoniano numerosi premi e riconoscimenti: soprattutto i rossi, grazie a un lungo invecchiamento che supera spesso di 6-12 mesi il limite richiesto dalla regole dei disciplinari. Innovatori per tradizione, Sacchet e Zaccheo, insieme alle loro famiglie, continuano a sperimentare, sempre nel rispetto dei grandi valori storici della Toscana: la linea di prodotti Carpineto include infatti vini delle più prestigiose DOCG fino a vini varietali di grande struttura. Il lavoro di Carpineto è costantemente influenzato dalle profonde radici della propria tradizione e dalla sua denominazione storica. I vigneti coltivati secondo criteri di sostenibilità e le cantine gestite nel massimo rispetto dei fenomeni naturali di trasformazione dell’uva, danno vita a vini che hanno uno stretto legame con il territorio e che rispecchiano le peculiarità di ogni singola vigna e la sua denominazione. Vini che esprimono i profumi e le caratteristiche del territorio in cui nascono, e si conservano vivi e fragranti per molti anni. I prodotti Carpineto sono il risultato dell’utilizzo di tecniche avanzate, fondate sulla scienza della viticoltura e dell’enologia, e una consolidata “cultura del territorio”. Circa il 95% dell’intera produzione è composta da vini rossi, e la maggior parte di questa è costituita da vini che sono invecchiati tre anni o più, prima del loro rilascio. Ad oggi Carpineto mette in commercio circa 3 milioni di bottiglie.

  • Casale dello Sparviero

    Casale dello Sparviero

    Il Casale dello Sparviero è inserito nel panorama delle colline di Castellina in Chianti, in profonda simbiosi con il territorio, all’interno del Chianti Classico senese in un ambiente ideale per il ciclo vitale della vigna. Un antico monastero risalente al XVII secolo, in cui gli sparvieri sono soliti fare il loro nido. Ecco perché lo sparviero è ancora oggi il nostro simbolo.L’azienda è molto ampia, estendendosi complessivamente su 380 ettari. 90 ettari sono coltivati a vigneto ad un’altitudine di 250 metri (comunemente ritenuta ottimale per la produzione del Chianti Classico). Il paesaggio è incantevole: boschi,laghi di medie dimensioni, macchie di vegetazione spontanea rappresentano l’ambiente ideale per il ciclo vitale della vigna.Amiamo la natura e desideriamo creare l’ambiente ideale per la vite, valorizzando una perfetta simbiosi tra mondo naturale e animale. Elemento che ci distingue, è l’unicità del nostro “terroir”, ovvero di quell’insieme di varietà che contribuisce ad arricchire gli elementi che fanno la differenza in un vino.

  • Casanova di Neri

    Casanova di Neri

    Cantina iconica capace di rappresentare nel mondo il Brunello di Montalcino più contemporaneo, Casanova di Neri è una realtà vitivinicola che negli anni si è fatta spazio nel panorama dei grandi vini italiani a suon di riconoscimenti. Fondata nel 1971 da Giovanni Neri, uomo capace di intuire le grandi potenzialità del territorio, l’azienda è passata nelle mani del figlio Giacomo nel 1991. Un percorso di grande fascino, frutto di un continuo processo di evoluzione produttiva e filosofica, e risultato di una visione nuova del Brunello di Montalcino che partendo dalla tradizione arriva a essere reinterpretato con l’innovazione. In vigna, con i 63 ettari vitati che rappresentano senza mezzi termini il cuore dell’azienda, è il sangiovese grosso a comandare, affiancato da piccole percentuali di colorino e cabernet sauvignon, e poi anche vermentino e grechetto se si considerano le varietà vitate a bacca bianca. Divisi in sette distinti appezzamenti, i vigneti, esaltati nella loro diversità di suolo, esposizioni e microclima, sono condotti in maniera estremamente oculata, e allevati nel pieno rispetto di natura, ambiente ed ecosistema. Uve eccellenti - per quanto riguarda il sangiovese figli di un’accurata selezione massale - arrivano in cantina per essere valorizzate in ogni loro più piccola sfumatura organolettica, ed essere esaltate in ciò che il terroir e la stagione hanno saputo creare. Potendo contare su una struttura estremamente funzionale, all’interno di spazi progettati in maniera razionale e pienamente inseriti nel contesto paesaggistico, ogni fase produttiva viene costantemente monitorata, e il risultato finale è dato da etichette semplicemente straordinarie. Dal Rosso di Montalcino al Brunello, interpretato sia nella versione base che nelle “selezioni”, quelli di Casanova di Neri sono vini unici e riconoscibilissimi, che rispondono a nomi quali “Tenuta Nuova” e “Cerretalto”. Rossi pieni, potenti e al tempo stesso di grande eleganza. Vini figli di una cantina che è oggi tra i riferimenti assoluti della denominazione e non solo. Vini magnifici.

  • Castel Firmian

    Castel Firmian

    Castel Firmian è una collezione di vini dal carattere avvolgente che, nell’equilibrio dei suoi profumi e nell’intensità dei suoi aromi, tramanda una storia di legame col territorio, amore per la tradizione, esperienza di persone vere. È il Trentino la nota aromatica distintiva di Castel Firmian: vini profumati ed eleganti, dal sapore antico. Riserve e Selezioni uniche e speciali, pensate per l’alta ristorazione e per i palati esigenti, raffinati. Vini dai profili esclusivi, unicamente trentini, nei quali Mezzacorona svela al meglio la sua arte di fare vini di montagna. Prodotte esclusivamente nelle annate migliori sono frutto di una sapiente cura in cantina dove l’attesa ne assicura l’equilibrio.

  • CastelGiocondo

    CastelGiocondo

    Il borgo di Castelgiocondo domina dall’alto la storica tenuta dei Frescobaldi a Montalcino, un’antica roccaforte costruita nel 1100 a difesa della via che dal mare portava a Siena. La proprietà è una delle prime quattro da cui iniziò, nel 1800, la produzione del Brunello di Montalcino e l’importanza storica è testimoniata dalla figura del cavaliere riportato sulle etichette dei vini di Castelgiocondo, ripreso da un celebre affresco del pittore senese Simone Martini. L’artista dipinse Guidoriccio da Fogliano, comandante delle truppe di Siena, che condusse l’attacco al castello di Montemassi. Una coincidenza storica che vedeva, contemporaneamente alle gesta del cavaliere, i Frescobaldi iniziare la loro secolare avventura nel mondo del vino.

  • Castello della Sala

    Castello della Sala

    Lo splendido Castello della Sala, la prestigiosa tenuta umbra appartenente alla Famiglia Antinori, sorge su un promontorio dell’Appennino Umbro, ad appena 18 chilometri dalla storica città di Orvieto. Un luogo di incredibile bellezza e fascino, che da decine di anni rappresenta il cuore della produzione dei migliori vini bianchi targati Antinori. È infatti la primavera del 1979 quando al Castello arriva Renzo Cotarella, un giovane agronomo che in meno di dieci anni realizzerà i vini simbolo della tenuta. In quegli anni si comincia subito a portare avanti un ambizioso progetto di riqualificazione varietale, mirato a ottenere vini bianchi dotati di maggiore personalità rispetto a quelli prodotti nell’area dell’Orvieto Classico. Si lavora sullo chardonnay e si approfondiscono le conoscenze sul grechetto. La ricerca di un grande vino che si affermi per carattere e personalità diviene quasi un’ossessione. È così che dopo una serie di annate deludenti, con la stagione del 1985 nasce il “Cervaro della Sala”, al momento in assoluto uno dei vini italiani più conosciuti e apprezzati al mondo. La tenuta si estende su una superficie complessiva che arriva a coprire cinquecento ettari, dei quali 140 sono al momento impiantati a vigneto. Tra i 200 e i 450 metri sul livello del mare, su terreni argillosi ricchi di fossili e di minerali, oltre alle varietà di chardonnay e grechetto sono coltivate anche piante di procanico, sauvignon blanc, pinot nero, semillon e traminer. Uve che sono lavorate nella moderna e avanguardistica cantina, costruita nel 2005. Dalla vinificazione, durante la quale è posta particolare attenzione al controllo della temperatura, si arriva all’invecchiamento, solitamente svolto nelle storiche cantine medievali collocate trenta metri sotto il castello. Da tutto ciò nascono vini come il “Cervaro della Sala” e il “Muffato della Sala”, il “Conte della Vipera” e il “Bramìto”, il Pinot Nero e il “San Giovanni della Sala”. Etichette, quelle che recano sovraimpresso il nome del “Castello della Sala”, che non hanno ormai bisogno di grandi presentazioni, e che rientrano di diritto tra quelli che sono i migliori vini italiani.

  • Castello di Ama

    Castello di Ama

    Ama prende il nome da un piccolo borgo arroccato sulle colline toscane che, fin dal XIV secolo, ha visto fiorire l’attività agricola, con la produzione vitivinicola che era all’epoca curata da un gruppo di famiglie. Siamo a Gaiole in Chianti dove, negli anni ’70 del secolo scorso, alcuni soci hanno creato l’azienda Castello di Ama, accollandosi la sfida di riportare Ama agli splendori del passato, producendo un Chianti degno di competere a livello internazionale con i grandi vini. Lorenza Sebasti e Marco Pallanti oggi gestiscono un’azienda che conta circa ottanta ettari di vigneto e produce una gamma di etichette dalla qualità eccelsa, riconosciuta in tutto il mondo.

  • Castello di Modanella

    Castello di Modanella

    A sud est di Siena, in posizione strategica, vi è Modanella con il suo antico castello, i vigneti e l'oliveto. I prodotti derivanti dai vigneti autoctoni e alloctoni sono da sempre il vanto dell'azienda e, la particolarità, è la vinificazione in purezza dei cinque vini di maggior pregio: Canaiolo, Sangiovese, Merlot, Cabernet Sauvignon e Viognier. Completano la gamma dei vini il Chianti DOCG ed un Rosato. Dalle vinacce dei quattro vini rossi monovitigno, una prestigiosa distilleria ricava le grappe. L'olio rispecchia la tradizione locale: concimazione organica, brucatura a mano e rapido invio del raccolto al frantoio: la qualità è così assicurata.

  • Castello di Neive

    Castello di Neive

    Le Langhe del Piemonte continuano, anno dopo anno, il loro percorso di affermazione nell’elite delle zone vitivinicole più rinomate di tutto il mondo. Tra le varie realtà storiche di queste aree spicca l’azienda agricola Castello di Neive, situata nell’omonimo paesino poco distante dal comune di Barbaresco. L’origine di questa cantina si deve a Giacomo Stupino, geometra che grazie alla grande e profonda conoscenza di queste zone iniziò ad acquistare i terreni e le vigne situate nelle posizioni migliori. Passo dopo passo Giacomo iniziò così la prima produzione di vini piemontesi, sia per consumo proprio che per vendita sfusa; dopo poco la richiesta aumentò sempre di più, consentendo a Giacomo di acquistare il famoso Castello di Neive con le sue ampie cantine. Dopo la morte di Giacomo nel 1970, sono i suoi quattro figli, Anna, Italo, Giulio e Piera, a continuare il processo di sviluppo e ammodernamento dell’azienda. In particolare Giulio e Italo diedero inizio al primo imbottigliamento dei vini marchiati Castello di Neive, e si mossero anche dal punto di vista della ricerca, collaborando con l’Università di Agraria di Torino per la riscoperta di un’uva allora quasi sparita e sconosciuta, l’arneis. Negli ultimi anni Italo si è dedicato anima e corpo allo sviluppo del brand con un focus importante sui mercati stranieri. Oggi la tenuta si estende su una superficie di circa 60 ettari, di cui 26 vitati, coltivati con nebbiolo, barbera, arneis, dolcetto, pinot nero, albarossa, riesling, grignolino e moscato. Ogni vitigno è seguito con passione e dedizione per far sì che possa trovare l’habitat ideale per esprimere se stesso. Annualmente si producono circa 170.000 bottiglie suddivise in ben 17 etichette, adatte a coprire ogni esigenza del consumatore: dai vini più quotidiani come Barbera d’Alba e Langhe Arneis, fino al grande e rinomato Barbaresco, fiore all’occhiello di tutta la produzione aziendale.

  • Castello di Volpaia

    Castello di Volpaia

    Nata addirittura nell’XI secolo, la Fattoria di Volpaia ha preso vita come borgo fortificato, eretto su un crinale che, in pratica, fa da spartiacque di due piccole valli, l’una appartenete alla provincia di Firenze mentre l’altra rientrante sotto il territorio di Siena. Il borgo fu fatto costruire dalla famiglia fiorentina chiamata “della Volpaia” - da cui l’omonimo nome dell’azienda - che durante il periodo rinascimentale era attiva nel settore degli orologi, delle sfere armillari, dei compassi e dei notturlabi, ed era composta da eruditi e artisti, tra i quali si ricordano Benvenuto e Lorenzo, con quest’ultimo che era amico addirittura di Leonardo da Vinci, nonché noto per aver costruito, su ordine di Lorenzo de’ Medici, un orologio planetario destinato a Palazzo Vecchio di Firenze, una cui copia si trova oggi al Museo di Storia della Scienza. Attualmente, Castello di Volpaia è un’importante realtà vitivinicola della Toscana, appartenente a quello che è il blasonato territorio del Chianti Classico. Sotto la guida di Carlo e Giovannella, il borgo di Volpaia, come per altro da tradizione storica, rappresenta ancora un centro di intensa produzione rurale di vino, olio e aceto. Le cantine, i macchinari, i luoghi delle lavorazioni e di affinamento percorrono reti sotterranee che coinvolgono l'intero borgo. L'azienda, molto apprezzata anche all'estero, produce vini biologici, eleganti e complessi, radicati nel territorio, che esprimono un grande amore e una rigorosa attenzione per la natura. Il lavoro in vigna, infatti, è svolto esclusivamente con metodi biologici e rispettosi della materia prima. Tra i filari sono massime le cure e le attenzioni, per cui quelle che si arrivano a vendemmiare sono uve schiette, ricche e concentrate in ogni più piccola sfumatura organolettica. In cantina, la vinificazione è tradizionale ma svolta con l'ausilio di tecnologie moderne, e lo scopo principale rimane sempre quello di esaltare e valorizzare tutto ciò che la stagione e il territorio sono stati capaci di esaltare nei grappoli.

  • Chanson Pere & Fils

    Chanson Pere & Fils

    Durante il regno di Luigi XV, attorno al 1750, è stato Simon Verry a fondare la cantina oggi conosciuta come Domaine Chanson Père et Fils, tra le prime realtà vitivinicole della Borgogna a dar vita al commercio del vino, nato a Beaune nel corso del XVIII secolo. A distanza di oltre due secoli, la Maison conta attualmente una proprietà viticola di circa settanta ettari, sparsi nelle migliori zone classificate come “premier cru”, tanto a Beaune quanto a Savigny e Pernand Vergelesses. Dal 1999, l’azienda Chanson appartiene al gruppo Bollinger Champagne che, perseguendo una politica volta per prima cosa a ottenere la massima qualità in ciascun vino, si avvale di una numerosa squadra di esperti, capaci veramente di trarre il massimo dai migliori terroir della Borgogna e dalle uve da qui provenienti. Tra i filari, è sempre costante e massimo il rispetto di quello che è l’equilibrio di ambiente, natura ed ecosistema, e le norme agronomiche seguite dedicano cure attente e maniacali a ogni pianta, cosicché le uve che si arrivano a vendemmiare risultano essere pregiate, schiette e concentrate in ogni loro più piccola sfumatura. In cantina, controllando scrupolosamente ogni passaggio produttivo, non viene mai perso di vista quello che è l’obbiettivo principale, volto a esaltare tutto ciò che la stagione e il territorio sono stati capaci di esprimere nel frutto. Nasce in questa maniera una gamma di etichette capaci di rispondere a tutti i gusti e a tutte le esigenze. Dallo Chablis al Puligny Montrachet, dal Pommard ai Bourgogne (Chardonnay e Pinot Noir su tutti), le bottiglie che rimandano al Domaine Chanson sono sinonimo della massima eccellenza enologica di Borgogna e non solo. Vini, quelli che escono dalla cantina fondata da Simon Verry, in grado di conquistare sin dal primo sorso, e capaci di regalare emozioni che pochi altri vini sono in grado di offrire.

  • Chateau de Pez

    Chateau de Pez

    Château de Pez si trova nella regione di Bordeaux, a ovest di Saint-Estèphe, comune francese del Medoc. Con circa trenta ettari in totale, di cui 26 attualmente impiantati a vigneto, insieme a Château Calon Ségur, Château de Pez risulta essere una tra le tenute più antiche di tutta l’intera AOC di Saint-Estèphe, essendo stata fondata nella prima metà del XV secolo, nel 1452 per l’esattezza. Nata per mano di Jean de Briscos, la tenuta è passata successivamente nelle proprietà della famiglia Pontac, per poi rientrare nei possedimenti statali durante la Rivoluzione Francese. Potendo godere di eccellenti esposizioni, di un microclima favoloso e di terroir unici, i vigneti di proprietà, principalmente impiantati a merlot e cabernet sauvignon, cui si aggiunge una piccola percentuale di petit verdot e cabernet franc, regalano uve schiette e qualitativamente eccezionali, da cui si ricavano vini armoniosi, ricchi e predisposti per un lungo invecchiamento. Tra i filari, su terreni caratterizzati da ghiaia, calcare e argilla, le viti, che raggiungono una densità di oltre 6mila ceppi per ettaro e hanno un’età media di circa 25 anni, sono allevate nel massimo rispetto di quello che è l’equilibrio di ambiente, natura ed ecosistema. In cantina, tutte le fasi produttive sono svolte rispettando l’obiettivo principale, volto a esaltare ciò che la stagione e il territorio sono arrivati a esprimere nel frutto. La vinificazione avviene in vasche tradizionali di grandi dimensioni, mentre l’invecchiamento è eseguito in barili di rovere francese, per il 40% nuovi e per il restante 60% di secondo o terzo passaggio. Appartenente dal 1995 alla stessa famiglia proprietaria della maison di Champagne Louis Roederer, oggi Château de Pez esprime probabilmente il suo massimo splendore, e soprattutto regala etichette che, oltre a godere da anni di una reputazione tra le più prestigiose del Medoc, raggiungono livelli qualitativi a tratti inarrivabili.

  • Chateau Roumieu

    Chateau Roumieu

    Dal 1840, abbiamo sviluppato negli anni una cultura distintiva che può essere definita da un legame speciale con il suolo, lo spirito di squadra, l'amore per le cose più belle e la ricerca della perfezione. Questa cultura costituisce il fondamento dello stile della firma Dourthe, che oggi è diventato un punto di riferimento nella qualità a Bordeaux. Dourthe gestisce più di 500 ettari di vigneti a Bordeaux. Ogni misura possibile viene messa in atto per ottenere le migliori uve, compreso l'adattamento delle viti e della densità di impianto al profilo del terreno e le rese desiderate, sulla base di ricerche approfondite, e la cura delle viti con cura meticolosa e attenzione utilizzando una protezione sostenibile durante la crescita . La denominazione Sauternes si trova a sud-est di Bordeaux, tra due fiumi (la Garonna a nord e la valle del Ciron a ovest) che influenzano il clima: la combinazione di mattinate umide e pomeriggi caldi e assolati favorisce lo sviluppo del nobile marcire. I Sauternes Grands Terroirs sono il risultato di una procedura di selezione particolarmente severa condotta dagli enologi Dourthe. La miscela crea quindi un vino di carattere con le sue complesse note fruttate. Questo Sauternes è notevole per il suo bouquet molto fine e complesso con aromi di frutta candita, miele e acacia. Al palato, il vino rivela una buona struttura ed è meravigliosamente elastico e carnoso.

  • Ciacci Piccolomini d'Aragona

    Ciacci Piccolomini d'Aragona

    La tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona, di Montalcino, vanta una lunga storia che ha origine nel XVII secolo. L’azienda, oggi di proprietà di Paolo e Lucia Bianchini, possiede oltre cinquanta ettari di vigneto, che si trovano in prossimità del fiume Orcia, ottimamente esposti a sud-ovest, a un’altitudine che varia tra i 240 e i 360 metri sul livello del mare. La grande attenzione rivolta alla produzione dell’uva è frutto di un’antica tradizione contadina, che si unisce a metodi e tecniche agronomiche sempre più aggiornate e all’avanguardia. Tra i filari, a dominare è ovviamente il sangiovese grosso, specifico biotipo di sangiovese esclusivo di Montalcino, che nel caso dei vigneti della tenuta Ciacci Piccolomini d'Aragona cresce su suoli altamente vocati alla viticoltura, e viene allevato nel pieno rispetto di ambiente ed ecosistema, arrivando a regalare uve semplicemente eccezionali. Grappoli che in cantina si trasformano in etichette altrettanto eccellenti. Per adeguarsi alle continue evoluzioni del settore vinicolo, la Tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona dispone attualmente di tre distinte cantine: una adibita all’invecchiamento dei vini più pregiati, poi una seconda che rappresenta la sede ufficiale dell’impresa - dove è eseguita la vinificazione e dove sono ospitati i locali amministrativi e il negozio per la vendita e la degustazione dei vini - e infine un’ultima di recente acquisizione, dove viene prodotta la nuova denominazione di origine “Montecucco Sangiovese”. Il risultato di tutto ciò è dato da vini riconoscibilissimi tra mille, caratterizzati da uno stile elegante e raffinato. Dal Rosso di Montalcino al Brunello, passando per il “Fabivs” e per l’“Ateo” fino ad arrivare ai distillati, sono etichette, quelle che escono dalla Tenuta Ciacci Piccolomini d’Aragona, moderne e attuali ma, allo stesso tempo, capaci di conservare intatto quello che è il più profondo fascino dell’autenticità di una zona che, ormai da decenni, tiene alto il prestigio di tutta l’enologia e di tutta la vitivinicoltura italiana.

  • Clynelish Distillery

    Clynelish Distillery

    "La distilleria Clynelish è nata nel 1819 nelle Highlands settentrionali, in una zona precedentemente destinata alla pastorizia; quando, infatti, i proprietari terrieri non videro più negli allevamenti una fonte di reddito a lungo termine, decisero di utilizzare i loro possedimenti per altre attività più remunerative, come la produzione di Whisky. L'odierna struttura della Clynelish si deve ad una ristrutturazione del 1968, seguita alla chiusura della vecchia distilleria; ribattezzata poi Brora e riaperta qualche anno dopo, la vecchia distilleria è rimasta in attività fino al 1983, quando la grande crisi del Whisky la fece definitivamente chiudere: oggi Brora è considerato dagli appassionati un Single Malt di vero culto. L'attuale distilleria, che vanta alambicchi costruiti con la stessa identica forma di quelli della vecchia Clynelish, è focalizzata sui blended ed è tra i più importanti contributor di uno dei Whisky più noti al mondo: il Johnnie Walker di proprietà della Diageo. Spesso, quando si pensa al Whisky di eccellenza, si va subito col pensiero a quello dello Spyside e dell'isola di Islay, ma quello della Clynelish ci dimostra che prodotti di grande pregio si possono trovare anche in altre zone della Scozia; quando l'originaria distilleria Clynelish fu costruita agli inizi del 1800 dal futuro Duca di Sutherland, il Whisky che vi si produceva era così prezioso da poter esser destinato solo ad alcuni illustri privati e ancora oggi, a distanza di molti anni, la produzione della Clynelish è considerata da addetti ai lavori e appassionati di grande e indiscusso valore. Nel Whisky della Clynelish, sempre fresco e mediamente corposo, si può quasi avvertire la salace aria marittima e sebbene non vi sia la pungente nota affumicata tipica dei distillati della Islay, risulta comunque sorprendentemente intenso, con una struttura solida e armonica oltre che segnato da una dolcezza penetrante e una mai banale impronta salata.

  • Col d'Orcia

    Col d'Orcia

    Importantissima azienda di Montalcino, quella di Col d’Orcia è una storia che affonda le radici nell’Ottocento. È infatti datato 1890 l’acquisto della proprietà da parte della famiglia Franceschi, originaria di Firenze, quella che dette il primo e fondamentale impulso alla già avviata produzione di Brunello. La successiva svolta avviene nel 1973, quando i piemontesi Cinzano rilevarono l’intera proprietà e utilizzarono la loro già estesa rete commerciale dei liquori per incrementare le vendite dei vini della tenuta toscana. Oggi, a oltre un secolo di distanza, Col d’Orcia è il terzo produttore per volumi di tutta la denominazione, il primo in Toscana per estensione di vigneti coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica. Nonostante questi numeri così importanti, Col d’Orcia riesce a esprimere una produzione sempre eccellente, di grande qualità non solo nel suo “Poggio al Vento”, uno dei migliori Brunello di tutta Montalcino, ma anche e soprattutto in tutta la restante linea. Lo scenario è quello dell’areale sud del territorio di Montalcino: è qui che si incontrano i 540 ettari di proprietà aziendale, di cui al momento poco meno di 150 risultano essere vitati. In un microclima protetto dal Monte Amiata e mitigato dalle brezze marine provenienti dal Tirreno, tra i filari sono ospitate tanto varietà autoctone, come il sangiovese, il ciliegiolo e il moscadello di Montalcino, quanto uve internazionali, quali cabernet, merlot, pinot grigio, chardonnay, petit verdot e syrah. Grappoli che in cantina sono trasformati con rigore e metodo: a un’accurata cernita, segue la fermentazione con macerazione sulle bucce, in vasche di acciaio a temperatura controllata. Successivamente, l’invecchiamento è svolto in botti di rovere di Slavonia e in barrique di rovere francese, dove il vino può maturare sino a quattro anni. Ecco tutto: niente segreti e nessuna scorciatoia, per quelli che sono vini estremamente eleganti, di intrinseca nobiltà, tra l’altro sempre caratterizzati da un insuperabile rapporto qualità/prezzo.

  • Collemassari

    Collemassari

    Un gruppo unico, che racchiude in sé il meglio della produzione toscana. Un’avventura che i fratelli Maria Iris e Claudio Tipa hanno realizzato nel tempo, creando un vero e proprio “domaine” che comprende al suo interno tre diverse tenute, per una superficie vitata che attualmente arriva a toccare oltre centocinquanta ettari complessivamente. E allora iniziamo ad andare in visita alla prima realtà produttiva, quella del Castello Colle Massari nato nel 1998, e situato nel cuore della zona di produzione del Montecucco, in Maremma. Un luogo di grande fascino, alle pendici del Monte Amiata, dove negli oltre cento ettari vitati condotti secondo le norme del biologico, il sangiovese riesce a esprimere uno straordinario carattere mediterraneo, che si materializza in particolare nel Montecucco Rosso Riserva, ormai da anni grande campione di costanza qualitativa. Poi passiamo alla tenuta di Grattamacco, storico nome dell’areale di Bolgheri, realtà vitivinicola nata alla fine degli anni ’70 ed entrata a far parte del gruppo nel 2002, ma soprattutto azienda capace di distinguersi da subito per l’eleganza dei propri prodotti. È qui infatti, in 25 ettari vitati situati nella Costa Toscana più settentrionale, che il cabernet sauvignon e il merlot regalano vini di indimenticabile profondità, eleganti e avvolgenti al tempo stesso. Infine l’ultima cantina, quella di Poggio di Sotto, entrata a far parte di Colle Massari nel 2011 e nata alla fine degli anni ’80, non lontano da Montalcino. Una cantina unica, che al momento conta su una superficie vitata di sedici ettari, e che è capace di regalare agli appassionati di tutto il mondo alcuni dei Brunello più straordinari mai prodotti. Un gruppo eccezionale, quindi, quello che risponde al nome di Colle Massari, in grado di riunire e racchiudere in sé anime molto distanti e molto diverse tra di loro, accomunate però da una continua corsa verso la più alta eccellenza, in un armonioso equilibrio tra tradizione e contemporaneità.

  • Concilio

    Concilio

    I vini Concilio sono vini trentini espressione di un territorio da sempre vocato alla coltivazione dell’uva e ad una produzione enologica d’eccellenza. La grande varietà di microclimi, peculiari di ogni vallata, permette di ottenere diverse tipologie di vini, veri e propri vini tipici del Trentino. I vini Concilio, prodotti da Cantina Sociale di Trento, derivano dall'antica tradizione vignaiola che unisce conoscenze arcaiche e tecnologie all'avanguardia. Grazie ai vocati vigneti dei soci coltivatori e all'esperienza e professionalità dei propri enologi e analisti, Cantina Sociale di Trento vanta una filiera produttiva in grado di valorizzare appieno le grandi potenzialità del territorio della Provincia di Trento e di ottenere vini di qualità eccelsa.

  • Dei

    Dei

    Per Cantine Dei, il vino è un patrimonio che, come il territorio, deve essere tutelato. Capire la storia e la cultura che ci vogliono per produrre una bottiglia di vino dalle caratteristiche uniche del Vino Nobile è un modo per apprezzare la regione di Montepulciano. La missione dell’azienda è tutelare e promuovere il territorio nel rispetto totale per l’ambiente. Il metodo di gestione della vigna è quello della zonazione: andare a lavorare su ogni singolo vigneto di modo che ogni singolo vino si identifichicon il proprio vigneto di origine. Cantine Dei si prende cura di ogni vigneto con sapiente passione accompagnando le uve nel loro naturale ciclo di maturazione. Dopo aver selezionato i grappoli, rimanendo al di sotto dei valori per ettaro previsti dal disciplinare, avvengono vinificazioni diverse e specifiche per valorizzare il Sangiovese e per produrre un vino equilibrato che esprima le caratteristiche del terroir. Il segreto del successo delle Cantine Dei si basa sul rispetto per il territorio e sulla passione per il vino, uniti ad uno spirito imprenditoriale con radici nella lavorazione del travertino delle terre di Siena. Un’azienda che mantiene intatta la tradizione proiettandosi allo stesso tempo nel futuro, capace di innovare e reinterpretare una lunga storia vitivinicola toscana. Gli Etruschi per primi intravidero la grande vocazione di queste terre per la produzione di un vino rosso importante. Nel Rinascimento, lo chiamarono il ‘vino nobile per i nobili’. Nel 1980, il Vino Nobile di Montepulciano diventa il primo vino italiano D.O.C.G. La Famiglia Dei in questo angolo felice della Toscana coltiva le pregiate uve nei suoi terreni secondo la tradizione, utilizzando avanzate tecniche di produzione in un preciso progetto di sostenibilità.

  • Dievole

    Dievole

    Dievole si estende su un’area di 400 ettari, nel territorio del Chianti Classico, a 12 km a nord di Siena. Un lungo viale di cipressi porta al cuore della Tenuta e da lì si apre un panorama tipicamente toscano: lungo una fitta rete di strade bianche e grandi boschi si alternano ulivi, vigne e casali. Qui il dialogo tra natura e uomo non si è mai interrotto e il motivo lo spiega il nome stesso: la radice del nome Dievole, infatti, si può far risalire al significato di “Dio vuole”. Il nome Dievole appare per la prima volta, ufficialmente, nel XI secolo e precisamente il 10 maggio del 1090, giorno in cui si legge, nel contratto del notaro Bellundo, ""vennero pagati due capponi, tre pani e sei denari lucchesi di buon argento per l’affitto annuale di una vigna nella valle divina, a Dievole"". Otto secoli e innumerevoli generazioni dopo, un altro contratto racconta di Dievole e questa volta si tratta di un dono di nozze: il Conte Giulio Terrosi-Vagnoli regala la Tenuta alla sua futura sposa, Ildegonda Camaiori, che sarà poi l’ultima nobildonna di Dievole. Attualmente Dievole conta 80 ettari di vigneto, di cui 55 in produzione, situati ad un’altitudine media di circa 350 metri sul livello del mare e suddivisi in 16 appezzamenti, ognuno con un preciso profilo che rispecchia i suoli, le esposizioni e il microclima; altri 25 ettari entreranno in produzione nel giro dei prossimi anni raggiungendo così il totale di 80 ettari. La netta prevalenza della superficie vitata è assegnata al sangiovese ma sono presenti anche altri vitigni tradizionali della Toscana e della zona del Chianti Classico come canaiolo, ciliegiolo, colorino, trebbiano e malvasia bianca. L’obiettivo di Dievole, a partire dai propri vigneti, è quello di recuperare il carattere dei vitigni storici autoctoni toscani e trasferirlo nel bicchiere con il massimo rispetto per l’autenticità del terroir e dell’identità della varietà.

  • Domaine d'Elise

    Domaine d'Elise

    Ci troviamo attorno alla cittadina di Chablis, a metà strada (dista da entrambi circa 160 Km) tra Beaune e Parigi, capoluogo della regione viticola costituita da circa 20 villages, tra colline, piccole vallate e vigneti che corrono lungo il corso del fiume Serein. Si tratta della zona più a nord della Borgogna, con vigne coltivate quasi esclusivamente a Chardonnay che generano vini bianchi secchi rinomati per purezza e mineralità. Il clima più freddo rispetto alla Borgogna classica produce vini con più acidità e sapori meno fruttati rispetto agli Chardonnay della Côte d’Or, con quelle note di "pierre à fusil", e appena metalliche, che li rendono tanto riconoscibili quanto piacevoli. Rispetto ai vini bianchi del cuore della Borgogna, Chablis non è quasi mai vinificato e affinato in legno. Si preferisce l’acciaio in vinificazione e la scelta dell’affinamento parzialmente o completamente in legno è accordata al singolo produttore. L’AOC Chablis dal 1938 non prevedeva il petit Chablis, entrato poi nel gennaio 1944.Tutti i vigneti Chablis rientrano in quattro denominazioni con diversi livelli di classificazione: sono solo 7 i grand Cru e tutti situati su una singola collina vicino alla cittadina di Chablis. Fréderic Prain ha creato un’azienda di successo mondiale: oggi, in particolare all’estero, tutti conoscono Domaine d’Elise. E lui, l’eclettico ingegnere parigino, innamorato della sua magione in mezzo al bosco che domina la vallata, ha fatto fortuna a Chablis. Niente Grands Crus, ma, nonostante ciò, ha cercato, nel tempo, di ottimizzare al meglio le sue selezioni.

  • Domaine Drouhin-Vaudon

    Domaine Drouhin-Vaudon

    Joseph Drouhin, nato nella regione dello Chablis, era un uomo audace ed intraprendente, contraddistinto da una fortissima personalità: nel 1880, a soli 22 anni, si stabilì nel piccolo comune di Beaune, dove fondò l’azienda vitivinicola Joseph Drouhin. Da allora, attraverso tre generazioni, la proprietà è cresciuta fino ad imporsi come una delle realtà più grandi di tutta la Borgogna, possedendo vitigni in ogni zona della regione. Estesa su una superficie di circa 73 ettari, racchiude all’interno dei propri terreni diversi Premier e Grand Crus, producendo alcuni dei vini più famosi di tutta la Borgogna, come Clos des Mouches, Montrachet Marquis de Laguiche, Musigny, Clos de Vougeot e Corton-Charlemagne. L’idea alla base della produzione consiste nel ricercare in ogni singolo terroir le caratteristiche migliori e più autentiche: proprio per questo la proprietà opera con pratiche organiche e biodinamiche, rispettando con fermezza il credo per cui “bisogna avere risposte naturali ai problemi posti dalla natura”. L’azienda ricerca un ideale di eleganza e perfezione giocato sull’armoniosa convivenza tra equilibrio, armonia, finezza e personalità: l’insieme di questi quattro elementi dà vita a vini immediatamente riconoscibili che impressionano per la purezza delle sensazioni che regalano al palato, siano essi degustati in giovane età o lasciati maturare per decenni.

  • Domaine Faiveley

    Domaine Faiveley

    Fondato durante la prima metà del XIX secolo, nel lontano 1825 per la precisione, il Domaine Faiveley, situato nel cuore vitivinicolo della Borgogna francese, è stato tramandata da padre in figlio fino alla settima generazione, ed è attualmente guidato da Erwin Faiveley. L’impresa è al momento l'azienda vitivinicola più grande e più importante di tutta l’intera regione della Borgogna, e conta appezzamenti vitati che si espandono in tutti quelli che sono i migliori cru della zona, dallo storico centro di Nuits-Saint-Georges, fino ai villaggi di Gevrey-Chambertin, Pommard, Volnay, Puligny-Montrachet e Mercurey: vigneti dai quali provengono le uve con cui sono ottenuti alcuni dei migliori vini di Borgogna e non solo. Per dare un esempio di quanto siano di qualità i terreni posseduti dall'azienda Faiveley, basta prendere in considerazione i dieci ettari di Grand Cru, i 25 di Premier Cru e i tre eccelsi monopoli, terroir posseduti in toto e in esclusiva dalla famiglia, che rispondono ai famosissimi nomi di Gevrey-Chambertin 1er Cru Clos des Issarts, Beaune 1er Cru Clos de l'Ecu e Corton Clos des Cortons Faiveley Grand Cru. I cru, piccoli e frammentati, rendono possibile solamente una produzione limitata, ma tutto ciò invece che rappresentare un ostacolo è stato trasformato in punto di forza dai Faiveley, che hanno ottenuto dalla bassa resa una maggiore qualità delle uve e dalla frammentarietà una maggior diversità di produzione, riuscendo così a raggiungere fette di mercato sempre più ampie. Il Domaine Faiveley ha nel corso della propria storia sempre dedicato grandissima attenzione al lavoro in vigna, curato nei minimi dettagli in ogni periodo dell'anno, dall'inverno fino alla vendemmia, per assicurare la maturazione ideale a ogni grappolo d'uva. In cantina, l'esperienza e il know-how dei Faiveley hanno permesso di conciliare la tradizione borgognona con le innovazioni tecnologiche, così da arrivare, anno dopo anno, stagione dopo stagione, a raggiungere quello che oggi è lo straordinario livello di qualità espresso dalle etichette targate Faiveley.

  • Domaine Gresser

    Domaine Gresser

    Viticoltori dal XVI secolo, la famiglia Gresser ha il suo noto Domaine ad Andlau, a metà strada tra Strasburgo e Colmar, sulla strada dei vini d’Alsazia, proprio ai piedi del monte Sainte Odile. Rémy Gresser, attuale proprietario del Domaine, è un istrionico personaggio, da più parti definito come “integralista e fanatico del rispetto dell’ambiente”, sempre attento a proteggere i suoi vigneti, 10.30 ettari, privilegiando i metodi biologici e biodinamici. In vigna, dunque, l’imperativo categorico di Rémy è quello di “coltivare la vite secondo le regole degli avi”, per mantenere intatto l’ambiente e trasmettere inalterato alle generazioni future il patrimonio vegetale, naturale e culturale. Questo si traduce in prevenzione delle malattie con estratti biodinamici, lavorazione ragionata del suolo e l’inerbimento controllato dei vigneti. In cantina, allo stesso modo, si utilizzano metodi in linea con la filosofia bio, attraverso l’uso di lieviti indigeni e affinamento in botti grandi, che permettono all’uva di esprimere le proprie ricchezze varietali, senza snaturarle.

  • Domaine J. Laurens

    Domaine J. Laurens

    Il dominio si trova nel sud della Francia, nel piccolo villaggio chiamato "La Digne d'Aval", a meno di 5 chilometri da Limoux, a due passi dalla famosa città vecchia di Carcassonne, a un'ora da Tolosa ea due ore da Montpellier. Dagli anni 80, il dominio elabora solo vini spumanti in "AOC" di Blanquette e Cremant de Limoux su 30 ettari. Storia di un ingegnere informatico originario della regione che al momento della pensione si reinventa vigneron. L’azienda già impostata, nel tempo, da Michel Dervin, “champagnard” in trasferta, ha tutto per ben figurare nel contesto generoso, ma piuttosto chiuso, del Limoux. Basse rese, interventi il meno invasivi possibili, cantina tecnologicamente avanzata. Solo bollicine come vuole la secolare tradizione di questo territorio. Fioccano i riconoscimenti, basati, soprattutto, sullo stratosferico rapporto prezzo/qualità e sulla piacevolissima bevibilità dei suoi prodotti.

  • Dominique Laurent

    Dominique Laurent

    Fino ad una trentina di anni fa, Dominique Laurent - personaggio eclettico, appassionato e sognatore - faceva il pasticcere a Vesoul, piccolo paese fra la Borgogna e l’Alsazia. Da sempre appassionato dei grandi vini della Côte d’Or, possiede una cantina personale con le migliori bottiglie borgognone, ma soprattutto stringere amicizia con i vigneron più rappresentativi della zona. La sua vita cambia radicalmente quando decide di trasformare la propria passione in lavoro, inventandosi “negociant haute couture”: seleziona piccole partite di vino, sia da giovani promettenti vigneron che da affermati domaine, con i quali aveva instaurato un rapporto di confidenza e reciproca stima, per poi affinarle ed imbottigliarle con la propria etichetta. Il successo di Dominique è stato da subito folgorante ed è risuonato in tutto il mondo: ottiene ottimi punteggi da tutti i critici enologici, apprezzamenti dagli amanti dei grandi vini e persino sostegno da parte dei vignaioli che mai vedono di buon occhio un negociant. Nonostante la fama, Laurent non si ferma. Aiutato dalla seconda moglie Sylvie Esmonin, straordinaria produttrice a Gevrey-Chambertin - che ogni anno cede una parte dei propri vini a Dominique (Clos Saint Jaques compreso!) - imbastisce nuovi progetti tra cui la propria tonnellerie, con cui produce le botti per i propri vini, e a fondare nel 2006 il Domaine Laurent Pére et Fils. 

  • Don Papa

    Don Papa

    Don Papa è un tributo a Papa Isio, il vero e carismatico leader di Negros che, nel 1890, ha aiutato a cacciare gli spagnoli dall'isola e ottenere l'indipendenza per Sugarlandia. La figura di Don Papa è ispirata a Papa Isio, sebbene non sia la stessa persona. Invece, Don Papa è l'incarnazione dello Spirito di Sugarlandia. Ispirato alle persone e ai luoghi dell'isola di Negros, nelle Filippine, Sugarlandia è un'esperienza maestosa in cui tutto non è sempre come sembra. Un mondo in cui i tuoi sensi sono intensificati e la tua mente è felice. Un posto che è parte reale, in parte mito e tutto il cuore. Un rum invecchiato di una sola isola dalle Filippine, il Don Papa Rum è stato creato ai piedi del vulcano attivo Mt. Kanlaon, dove viene macinata la migliore canna da zucchero per produrre melassa dolce e ricca. Dopo il raccolto, la fermentazione e la distillazione, Don Papa Rum viene miscelato alla perfezione dal nostro Master Blender prima di riunirsi in un'alchimia di magia nella nostra bottiglia.

  • Donnafugata

    Donnafugata

    Guardando al panorama produttivo nazionale non è facile trovare altre realtà che in Italia si identificano in modo così profondo con il proprio territorio, come riesce a fare Donnafugata con la Sicilia. Una cantina, quella fondata negli anni Ottanta da Giacomo Rallo, che rappresenta il rinascimento dei vini non solo della provincia di Trapani e del marsalese, ma probabilmente di tutto il Sud Italia, grazie a una visione della propria terra tradizionale e contemporanea al tempo stesso. Partiamo allora dal nome, “Donnafugata”, letteralmente “donna in fuga”, che fa riferimento alla storia della moglie dell’Imperatore Ferdinando IV di Borbone, la regina Maria Carolina, la quale all’inizio del XIX secolo, quando a Napoli arrivarono le truppe napoleoniche, fuggì verso la Sicilia, trovando rifugio proprio dove attualmente si trovano i vigneti aziendali. Vigneti che oggi raggiungono un’estensione di circa 160 ettari - cui se ne aggiungono altri 178 in affitto - e che sono condotti in maniera sostenibile ed estremamente rispettosa dell’ambiente. Rispetto dell’ambiente e della natura che si ritrova anche in cantina, dove i processi lavorativi e l’uso delle tecnologie tutelano al massimo l’integrità delle uve, dei mosti e dei vini. Oggi, a oltre trent’anni di distanza dal quel lontano 1983 - anno di nascita dell’azienda - Donnafugata si divide in tre grandi zone di produzione: dalle mitiche vigne di Pantelleria alle antiche cantine di Marsala fino alla sede aziendale, la Tenuta Contessa Entellina, nel cuore della Sicilia Occidentale. Da qui nascono vini capaci di raccontare l’incredibile universo sensoriale siciliano. Bianchi, Rossi, Rosati, Dolci e Spumanti: quelli etichettati “Donnafugata” sono vini caratterizzati da una qualità media impeccabile, grazie a un processo produttivo, dalla vigna alla cantina, che viene seguito scrupolosamente in ogni minimo dettaglio. Non è un caso quindi che vini come il Passito di Pantelleria “Ben Rye”, il “Chiarandà” o il “Mille e una notte”, ma anche l’“Anthilia”, il “Lumera” e il “Sedàra”, abbiano letteralmente segnato i gusti di generazioni di appassionati. Vini mitici, senza tempo.

  • Egly-Ouriet

    Egly-Ouriet

    Egly-Ouriet, domaine familiare la cui storia è giunta alla quarta generazione, sorge ad Ambonnay, comune Grand Cru nel cuore della Montagna di Reims e regno del pinot nero. Le vigne di proprietà, circa 11,5 ettari, hanno tutte tra i 40 e i 60 anni di età: del totale, solamente 4 ettari non sono piantati con uve pinot nero, ma con uve chardonnay e pinot meunier (2 ettari ciascuno). Oltre ai vigneti posti ad Ambonnay, Egly-Ouriet possiede terreni a Bouzy, Verzenay (entrambi comuni Grand Cru della Montagna di Reims) e Vrigny, vigna Premier Cru di 2 ettari da cui nasce uno champagne da pinot meunier in purezza. Egly-Ouriet è oggi nelle mani di Francis Egly, vigneron di vasto talento e sensibilità, che è stato capace di elaborare champagnes di grande espressività territoriale: sei etichette in totale, in aggiunta a un Coteaux Champenois (raro vino rosso della zona). La conduzione della vigna e della cantina segue criteri naturali e metodi tradizionali, nel massimo rispetto della terra e con il minimo intervento umano.

  • Fattoria Casa di Terra

    Fattoria Casa di Terra

    Un territorio, dolci colline che degradano verso il mare, dove la vite regala vini dal carattere unico e autentico: questo è per noi Bolgheri, la nostra casa e la nostra terra. La nostra famiglia si è impegnata a coltivarla fin dagli anni 50 seguendo la tradizione. Noi, oggi, abbiamo investito la nostra passione dedicandoci al mondo del vino e siamo aiutati da questi territori e dalla loro natura. Lavorando giorno dopo giorno con impegno, vogliamo creare vini capaci di trasmettere il nostro sacrificio e lo spirito di questi luoghi.

  • Fazi Battaglia

    Fazi Battaglia

    L’azienda vitivinicola Fazi Battaglia è nata nel 1949, grazie all’intuito di Francesco Angelini, il quale sin dagli anni ’50 ha saputo credere e scommettere sulle potenzialità del vitigno verdicchio, da cui oggi si ottiene un vino che, se etichettato per l’appunto “Fazi Battaglia”, è riconoscibile nell’ormai classica e famosa bottiglia “Titulus”, da anni puntualmente presente sulle tavole di tutto il mondo, al punto da essere diventata l’attuale simbolo proprio del Verdicchio dei Castelli di Jesi. Pur contando circa trecento ettari vitati di proprietà, tutti rientranti nella zona “classica” del Verdicchio di Jesi, la Fazi Battaglia è tuttavia rimasta un’azienda a conduzione familiare, con la quarta generazione attualmente impegnata nella gestione dell’impresa vinicola. Trainata da una costante e continua spinta innovativa, la cantina si avvale delle più moderne tecnologie, che vengono adoperate sempre nel rispetto dell’ambiente, delle tradizioni, e delle conoscenze pregresse. Il risultato è dato da etichette che sono il frutto di una costante ricerca del miglioramento qualitativo, al fine di esaltare i più profondi valori della natura, del tempo e del territorio.

  • Fèlsina

    Fèlsina

    Cantina simbolo non solo del Chianti Classico ma di tutta la Toscana, Fèlsina è realtà che affonda le radici negli Anni Sessanta, periodo in cui Domenico Poggiali acquistò la Fattoria e in quel momento così difficile della viticoltura italiana scelse di investire sul futuro del territorio e sulla qualità del suo vino. Appassionati di viticoltura e abili imprenditori, Domenico e il figlio Giuseppe modernizzarono la conduzione della campagna senza abbandonare lo spirito della tradizione, valori validi ancora oggi. Siamo a Castelnuovo Berardenga, al confine meridionale di quel Chianti Classico che da lontano guarda verso Montalcino, luogo magico che dà alla luce alcuni dei più vini più vibranti della Denominazione. Vini longevi, straordinariamente tipici e tradizionali, dal “Fontalloro” al “Rancia”, dal Chianti Classico, anche Riserva, fino al Vin Santo.

  • Feudo Arancio

    Feudo Arancio

    I vini Feudo Arancio nascono nel cuore del Mediterraneo, nella splendida isola di Sicilia. Una terra generosa, dalla luce intensa, dal clima ventilato e secco, ideale per produrre vini ricchi, intensi e corposi, dai profumi e aromi unici. Sono vini che rispecchiano appieno il sapore unico e autentico di Sicilia.

  • Francis Orban

    Francis Orban

    Storia di un giovane récoltant manipulant, così potrebbe iniziare la biografia di Francis Orban, che nel 2007, dopo gli studi come enologo, decide di mettersi in proprio producendo Champagne secondo il suo personalissimo stile. Non certo un neofita o un improvvisato Francis, nossignore, perché può vantare nobili natali nel mondo della viticoltura in Champagne. Il ritratto di famiglia vede, infatti, il bis-nonno Léopold Orban pioniere della spumantizzazione nel villaggio di Leuvrigny, a cui hanno fatto seguito le successive generazioni, sino al coraggioso Francis, che ha sparigliato le carte, cominciando a produrre Champagne col suo stile, su 7,5 ettari di terreni vitati, posti tutti nel comune di Leuvrigny, sulla riva destra della Marna. La produzione annuale è di circa 60.000 bottiglie, di cui l’80% vendute in Francia e il restante 20% all’estero. Il Villaggio di Leuvrigny è fortemente caratterizzato da un’esposizione a sud ideale, un terreno arigilloso-calcareo eccezionale ed un microclima perfetto, particolarmente adatto alla coltivazione del Meunier Noir, vitigno emblema della sua proprietà.

  • Frédéric Savart

    Frédéric Savart

    Fréderic Savart è un vigneron talentuoso e dalle notevoli capacità tecniche, anche se a prima vista potrebbe essere scambiato per un musicista ribelle o per un poeta d’altri tempi. La sua cantina è posta nel villaggio di Ecueil, a pochi chilometri da Reims, luogo in cui nascono i suoi Champagne che lui stesso ama definire e descrivere come “vini in cui il vigneron è coinvolto, dove la tecnica e il savoir-faire sono al servizio di un’intenzione, di un’emozione e di una percezione”. Fréderic possiede 4 ettari vitati dove alleva e valorizza due varietà in particolare: pinot noir e chardonnay. Vigne vecchie e filari molto ravvicinati, dunque altissime densità d’impianto per mettere in competizione le piante e ottenere pochi ma generosi grappoli per ceppo, ricchi in termini di profumi e di corpo. Il terreno viene inerbito per preservare la diversità biologica e mantenere così un ecosistema variegato, con tutte le operazioni eseguite rigorosamente a mano. I suoli sono caratterizzati dalla presenza di argille complesse che donano al pinot noir struttura e profumi. In cantina, oltre ai contenitori in acciaio inox, trovano spazio botti nuove realizzate con legni di una foresta vicina. La scelta di impiegare botti nuove permette di ridurre notevolmente l’impiego di anidride solforosa, rispettando sempre e comunque quella che è l’identità del vitigno. Gli Champagne di Fréderic Savart sono prodotti principalmente da pinot noir e chardonnay, uniti in cuvée, oppure impiegati in purezza per raccontare il carattere della varietà impiegata, come nel caso del Brut Blanc de Noirs Premier Cru “L’Ouverture”. Parliamo di Champagne che, oltre a raccontarci il prezioso terroir della Montagne de Reims, esprimono la filosofia di un produttore che fa del grande lavoro in vigna e dell’abilità tecnica in cantina i suoi elementi distintivi. Il risultato di tanta passione si libera nei calici in un mix di eleganza, profondità e finezza.

  • Frescobaldi

    Frescobaldi

    Nessun’altra cantina italiana può vantare la storia, il prestigio, la visione della Marchesi Frescobaldi. Una famiglia fiorentina dedita da trenta generazioni e da ben 700 anni alla produzione di grandi vini, con il costante obiettivo di essere il più prestigioso produttore toscano. Una realtà che da sempre crede nel rispetto del territorio, punta sull'eccellenza delle proprie uve, investe in comunicazione e nella professionalità delle risorse umane senza mai dimenticare il rispetto della tradizione e l’apertura alla ricerca e alla sperimentazione. Nel 1855, per primi in Toscana, piantano il cabernet sauvignon, il merlot, il pinot nero e lo chardonnay, nelle tenute di Nipozzano e di Pomino. Nel 1894 costruiscono a Pomino, località non lontana da Firenze, la prima cantina italiana capace di sfruttare la naturale gravità per il travaso dalle botti e si distinguono, nello stesso periodo, per l’introduzione del “vigneto specializzato”. Nel 1989 acquistano la tenuta di Castelgiocondo a Montalcino e nel 1995 inaugurano la Tenuta Luce della Vite a Montalcino, cui si aggiunge nel 2000 la Tenuta Conti Attems in Friuli. Ultimi luminosi progetti riguardano il controllo della Tenuta dell’Ornellaia a Bolgheri nel 2005, e nel 2011 l’inaugurazione della modernissima cantina dell’Ammiraglia in Maremma. Tutti i vini etichettati “Marchesi Frescobaldi” nascono dalla passione, dall’esperienza, dall’abilità e dall’amore per un territorio eletto, la Toscana, divenuto la culla ideale di vini di altissima qualità. Con una superficie vitata che, al momento, complessivamente sfiora i mille ettari, e con una produzione annua che si aggira intorno ai sette milioni di bottiglie, dalla zona del Chianti a quella del Pomino, da Montalcino alla Maremma, la perfetta conoscenza dell'ambiente e l’unicità dei terroir permettono di garantire una costante qualità e una spiccata personalità dei vini, tutti - nessuno escluso - eccezionali. Etichette, quelle della “Marchesi Frescobaldi”, eleganti e armoniche, equilibrate e coinvolgenti, emozionanti e uniche.

  • Geoffroy

    Geoffroy

    Le radici della cantina Geoffroy affondano nel diciassettesimo secolo, e sono indissolubilmente legate al villaggio di Cumières, situato nel cuore pulsante della Vallée de la Marne. E’ infatti da circa quattro secoli che la famiglia Geoffroy coltiva uve e produce vino in quest’area. Giungendo a tempi più moderni, più precisamente al 1950, è Roger Geoffroy che dà inizio a una produzione moderna di Champagne, affiancato da sua moglie Julienne. Loro figlio, René, prenderà in mano le redini della cantina, dando nuovi impulsi anche grazie all’acquisto di nuove parcelle di terreno, e sviluppando appieno il concetto di realtà récoltant-manipulant. Oggi, a capo dell’azienda, troviamo Jean Baptiste, esponente della nuova generazione della famiglia Geoffroy. Circa quattordici sono gli ettari vitati, che si sviluppano tra i comuni di Damery, Hautvillers, Fleury la Rivière e Cumières, per un mosaico di ben 35 parcelle, alcune classificate anche Premier Cru. Tra i filari si coltivano i tre vitigni simbolo della denominazione, pinot noir, chardonnay e pinot meunier, con una prevalenza del primo. La filosofia di Geoffroy è semplice: solo da grappoli sani e maturi si possono ottenere bollicine perfette, e l’obiettivo è dunque quello di preservare le potenzialità dei suoli. In cantina lo spirito con cui si lavora è improntato al rispetto, alla pazienza e alla cura estrema per i dettagli. Prima della vendemmia si fanno diversi test sui singoli acini, così da programmare il momento perfetto per la raccolta. Ogni operazione di vinificazione avviene per gravità, così da non stressare eccessivamente il mosto, elemento “vivo” che dev’essere alterato il meno possibile. Ogni anno Geoffroy dà vita a 120.000 bottiglie, ripartite in una decina di prodotti. “Expression”, “Pureté”, “Empreinte”, “Volupté” e la cuvée “Rosé de Saignée” sono alcune delle etichette più rappresentative della gamma della cantina, perfettamente in grado di soddisfare le aspettative degli appassionati più esigenti.

  • Glenfarclas

    Glenfarclas

    La distilleria Glenfarclas è situata nella regione scozzese dello Speyside, a Ballindalloch, in aperta campagna ai piedi del Ben Rinnes; il significato del suo nome è infatti “valle del prato verde”. In una realtà produttiva dominata da grandi gruppi economici, Glenfarclas resta tuttora una distilleria a gestione familiare, nelle mani della famiglia Grant da sei generazioni: fondata come piccola distilleria rurale da Robert Hay e legalizzata nel 1836, la Glenfarclas passò nelle mani di John Grant nel 1865 per sole 511 sterline. La Glenfarclas produce tradizionali Highland Single Malt caratterizzati da forti sentori di sherry e nonostante il suo carattere apparentemente “rurale”, possiede gli alambicchi più grandi dello Speyside, con una capacità produttiva di 3.000.000 litri annui. Attualmente, solo quattro dei sei alambicchi vengono impiegati, con due tenuti per riserva in caso di necessità. Nella sua warehouse ospita all’incirca 50.000 botti, con stock divisi in annate a partire dal 1952! La distilleria Glenfarclas si avvale da sempre di una particolare acqua pura e morbida che nasce dallo scioglimento primaverile delle nevi delle vette del Ben Rinnes e che scorre tra le rocce di granito, perfetta per un whisky di grande qualità. Le caratteristiche che distinguono la produzione, oltre alla particolare cura in ogni fase, si trovano nella accurata scelta dell’orzo, ma soprattutto nella duplice distillazione a fuoco diretto, un metodo antico utilizzato ancora da pochissime distillerie. La produzione è invecchiata in botti di Oloroso/Fino sherry di Siviglia. Nel 2006 Glenfarclas è stata premiata come Distilleria dell’Anno da Whisky Magazine: la dimostrazione che si può essere grandi nel mondo del whisky rimanendo indipendenti.

  • Gradis'Ciutta

    Gradis'Ciutta

    Dietro al nome Gradis’ciutta, località nel cuore del Collio da secoli generosa di ottime uve e marchio dell’azienda, c’è Robert Princic: l’anima di questa realtà in continua evoluzione, sempre attento alla qualità e alla genuinità dei suoi vini e sempre disponibile ad accogliervi nella sua cantina. Supportato costantemente dagli instancabili genitori, Robert ha fatto crescere l’azienda agricola, ottenendo premi per i suoi vini e riconoscimenti personali, senza mai dimenticare il giusto equilibrio nel rapporto fra uomo e Natura. Una filosofia che si riflette nel carattere dei vini e nell’approccio con gli altri. La diversa dislocazione dei nostri vigneti, e a differenti altitudini, ci permette di trovare terreni idonei a tutte le varietà bianche, siano esse quelle indigene presenti da sempre, Ribolla e Friulano, oppure le internazionali, come anche alle varietà a bacca rossa e a quelle che prediligono la pianura del Preval. A ciò si aggiungono i vari aspetti climatici, che influiscono sul microclima in cui crescono le nostre viti. Molto spesso quando si parla di vini, si elogiano i “vigneron” francesi per aver creato e conservato nel tempo quella classificazione detta “cru”, che l’indimenticabile Gino Veronelli ripropose come necessità di «mantenere l’eccellenza delle denominazioni comunali». Pochi sanno che il 17 marzo 1787 fu emessa una circolare con la “Classificazione de’ vini prodotti nelle unite principate contee di Gorizia e Gradisca in riguardo alla loro bontà”: una sorta di “cru” goriziani. Ebbene, le nostre uve provengono da località del Collio site nelle prime tre classi, su nove totali! Se è ben vero quindi che “il genio del vino sta nel vitigno”, ovvero che quest’ultimo dà la principale impronta al vino, è altrettanto vero che il terreno esercita una grandissima influenza sui caratteri peculiari di questo “genio”. Noi lavoriamo per produrre vini “geniali”.

  • Hugel

    Hugel

    Le proprietà vitate della cantina Hugel raggiungono in totale i 25 ettari, e ricadono tutte nei territori di Riquewihr, comune francese dell’Alsazia noto sin dal Medioevo per la grande eleganza dei vini che vi si producono. Tutto ebbe inizio nel 1639, quando Hans-Ulrich Hugel decise di lasciare la Svizzera, suo paese natio, per trasferirsi in Alsazia, divenendo di fatto uno dei pionieri vitivinicoli della regione. Con circa la metà dei possedimenti rientranti sotto la classificazione Grand Cru, e acquistando uva dai migliori conferitori della zona, attualmente l’azienda Hugel è gestita da Jean-Philippe, Marc ed Etienne, appartenenti alla dodicesima generazione familiare, ed è da considerarsi una tra le più importanti realtà enologiche alsaziane, soprattutto per il livello qualitativo espresso dai suoi vini. Tra i filari, le viti, che raggiungono almeno l’età dei trent’anni, non conoscono l’uso di fertilizzanti, e le rese sono tenute molto basse, per privilegiare la qualità del frutto. In cantina, dopo una leggera pressatura, è il solo mosto fiore che viene lavorato, rispettando i più ancestrali e tradizionali metodi, ma nel contempo anche impiegando le più moderne tecnologie disponibili in ambito enologico. L’invecchiamento, infine, avviene nei locali interrati, dove i vini riposano in media per almeno due anni. Esportate in oltre cento paesi del mondo, le etichette della cantina Hugel sono uno dei simboli indiscussi della più grande tradizione vitivinicola alsaziana, e sono figlie della ferma filosofia aziendale basata sull’idea che “la qualità del vino si trova già nell’uva”. Vini di raro pregio - quelli della Maison Hugel - eccezionali per essere altamente espressivi e fedeli come pochi al terroir di appartenenza.

  • Il Lebbio

    Il Lebbio

    A pochi passi dalla "Città delle Cento Torri" dove le colline si adagiano a cornice di una terra generosa, l'Azienda Agricola Il Lebbio si annovera fra coloro che offrono quotidianamente fatiche ed amorevoli cure nella produzione del vino. L'Azienda prende il nome da una pianticella che cresce spontanea in buona parte dei nostri terreni. Vanta una quasi totale esposizione a Sud "solatio", che permette alle uve di raggiungere una maturazione ottimale. La faimiglia Niccolini gestisce in proprio Il Lebbio e forte di una esperienza plurigenerazionale nel campo vitivinicolo produce, avvalendosi di un'adeguata tecnologia, vini di ottima qualità.

  • JM Sélèque

    JM Sélèque

    La storia della domaine Sélèque inizia nel 1965, anno in cui Henri Sélèque, con l’aiuto del padre allora presidente della cooperativa dei vitivinicoltori di Pierry, decide di piantare i primi vigneti. Nel 1974 il figlio di Henri, Richard, dopo aver completato gli studi di enologia entra in azienda e comincia a produrre Champagne. La domaine cresce rapidamente, raggiungendo nel 1990 la produzione annua di 50.000 bottiglie. Oggi in cantina è attiva la terza generazione della famiglia, con Jean-Marc Sélèque che, dopo aver studiato enologia e aver visitato molte cantine straniere, ha portato nuova linfa in azienda con il suo particolare e personale approccio verso il processo produttivo degli Champagne. Come il frutto di uno spartito musicale, fantasiosamente composto da storia, clima, suolo, lavoro, pazienza e competenza, ogni cuvée aziendale si trasforma in musica, di cui i membri della famiglia Sélèque si considerano solamente gli umili esecutori.

  • L'Emporio del Vino

    L'Emporio del Vino

    Dopo alcuni anni dall'apertura della prima enoteca, abbiamo deciso di avere un prodotto solo nostro. Con l'appoggio di alcune cantine di Montalcino, al momento quella di Camigliano, imbottigliamo un vino chiamato Serre Rosso. Il nome deriva dal paese in cui si trova la prima enoteca: Serre di Rapolano.

  • La Montina

    La Montina

    Un lembo di terra fantastico, racchiuso fra il Lago d’Iseo e l’anfiteatro morenico della Franciacorta: qui, più precisamente a Monticelli Brusati, ha sede la cantina La Montina, realtà produttiva specializzata nella realizzazione di bollicine lombarde.Le origini di questa cantina sono molto antiche, e la sua costruzione si deve a Benedetto Montini, avo di Papa Paolo VI, che, nel 1620, iniziò la costruzione del corpo centrale di quella che è oggi la cantina, che ha preso poi una forma più moderna nei tempi recenti, grazie all’impegno dei fratelli Bozza, attuali proprietari. La Montina è una realtà accogliente, aperta, sempre pronta a intraprendere nuove strade per crescere e per essere competitiva in un mercato ogni giorno più grande. I vigneti di La Montina si estendono su una superficie di circa 72 ettari, sparsi in ben 7 comuni diversi all’interno della DOCG del Franciacorta. Il profilo delle parcelle è quasi sempre collinare, e il terroir è caratterizzato da un sottosuolo in cui c’è una forte presenza di calcare, limo e argilla. In vigna la resa è tenuta intorno ai 100 quintali per ettaro, e grande attenzione viene posta a ogni singolo terroir; tale approccio ha portato, dal 1992, a un interessante studio di zonazione, in grado di definire con precisione le caratteristiche climatiche, geografiche e morfologiche di ogni parcella, valorizzando al massimo il binomio vitigno-ambiente di coltivazione. Tra i filari si coltivano le uve tipiche di quest’area, Chardonnay e Pinot Nero, allevate con grande attenzione, avendo cura di rispettare la natura circostante ai vigneti e di ottenere uve sature di profumi e aromi. A ogni vendemmia, dalle mura di La Montina, escono poco meno di 10 etichette, tutte di Metodo Classico, in cui la DOCG della Franciacorta viene vivisezionata, parcella per parcella, regalando prodotti di indubbia qualità, che custodiscono le memorie di fatiche, sacrifici, progetti, delusioni e grandi affermazioni. Tra le diverse etichette che meritano un approfondimento, la Riserva “Baiana”, il Brut Millesimato 2011 e il Rosé Extra Brut 2010 sono quelle che, più di altre, consentono di acquisire una precisa visione stilistica della filosofia di La Montina.

  • Lamotte et Cie

    Lamotte et Cie

    Lamotte et Cie è un'azienda poco conosciuta con sede a Reims. La produzione si concentra su un Brut con uvaggio classico da Champagne: 1/3 Pinot Nero, 1/3 Chardonnay e 1/3 Pinot Meunier.

  • Langlois-Chateau

    Langlois-Chateau

    Fondata nel 1912 da Édouard Langlois e da sua moglie Jeanne Chateau, la maison Langlois-Chateau si trova a St-Hilaire-St-Florent, nella valle della Loira, ed è una delle più importanti maison che produce Crémant. Tutt’oggi l’azienda è di proprietà dei discendenti di casa Langlois, che si sono uniti in società nel 1973 con la famiglia Bollinger. Continuamente alla ricerca di miglioramenti qualitativi, la maison è particolarmente attiva nella ricerca viticola, e privilegia metodi di coltivazione naturali finalizzati al massimo rispetto dell’ambiente. Anche in cantina, l’azienda Langlois-Chateau ha sempre e regolarmente investito in materiali di alta qualità, che permettono di rispettare al meglio la natura delle uve e di valorizzarne il carattere varietale. Pur non rientrando tra le maison più grandi in termini di dimensioni, Langlois-Chateau è ben presente nel mercato internazionale e sempre più orientata alle esportazioni, che rappresentano attualmente circa un terzo della produzione.

  • Laurent Perrier

    Laurent Perrier

    Per scoprire le origini della Maison Laurent-Perrier bisogna risalire al lontano 1812, anno in cui la cantina venne fondata da André e Michel Pierlot. Situata a Tours-sur-Marne, nella Champagne-Ardenne, è nel 1881 che vennero scritte le sorti aziendali, nel momento in cui Eugene Laurent, cantiniere dei Pierlot, decise insieme alla moglie Mathilde Emilie Perrier di rilevare la maison assumendone la guida, e in seguito cambiandone il nome per l’appunto in Laurent-Perrier. Da qui, tra varie vicissitudini, la storia ci conduce fino a Mary-Louise Lanson de Nonancourt prima, e a suo figlio Bernard poi, il quale rappresenta la vera anima degli champagne che si possono degustare oggi. Caratterizzati dall’utilizzo principalmente di uve chardonnay e pinot noir - fatta eccezione per il Cuvée Rosè ottenuto esclusivamente da uve di pinot noir - gli Champagne Laurent-Perrier riposano almeno quattro anni prima di essere commercializzati. Attualmente guidata dalle figlie di Bernard, Alexandra e Stephanie Lanson de Nonancourt, la Maison conta oggi 150 ettari vitati e si distingue per uno stile speciale e unico, dovuto senz’altro anche alla maniacale ricerca della perfezione in tutti i passaggi produttivi, partendo dai filari per arrivare alla bottiglia. In vigna, l’approccio è minimalista, per cui si tende a coltivare le piante rispettando al massimo l’ambiente, la natura e l’ecosistema. In cantina, non diversa è la filosofia seguita: vinificando separatamente ogni singolo appezzamento, la maison Laurent-Perrier è dagli anni ’50 che lavora le uve in acciaio e a temperatura controllata, così da mantenere intatta e inalterata la freschezza e la complessità aromatica del frutto. In fase di spumantizzazione, infine, ogni passaggio è controllato con metodo e rigore, impiegando le più moderne tecnologie enologiche, sempre utilizzate senza mai surclassare le più antiche tradizioni territoriali. Dal Brut al Rosé, dai Millesimati al “Grand Siècle”, fino al Demi-Sec e all’Ultra Brut, nascono così gli Champagne targati Laurent-Perrier: bollicine senza tempo, tra le più prestigiose che al momento la Francia sia capace di regalare.

  • Livio Felluga

    Livio Felluga

    Nome unico nel panorama produttivo italiano, nonché simbolo stesso di una regione e dei suoi vini, è facile intuire quanto la storia di Livio Felluga si intrecci con quella di tutto un territorio. Una storia, questa, che ha come protagonista una famiglia sopravvissuta a due guerre mondiali, la quale ha assistito al cambiamento dei confini intorno a sé, per poi decidere di stabilirsi sui dolci contrafforti delle colline del Friuli. È qui che, non lontano da Cormòns in provincia di Gorizia, Livio Felluga dovette intraprendere una nuova battaglia per far risorgere la collina, convinto che solo la rinascita della coltivazione di qualità poteva riportare la vita nella campagna friulana. Con grande coraggio cominciò a risistemare i vecchi vigneti e a impiantarne di nuovi, introducendo idee e metodi innovativi. Un lavoro duro, fatto di caparbietà e passione, che lo porteranno nel corso degli anni a creare una delle più belle e significative realtà aziendali della Penisola, acquisendo a pieno diritto il titolo unanimemente riconosciutogli di rifondatore della tradizione vitivinicola friulana. Attualmente l’azienda può contare su una vasta superficie vitata, che dalla denominazione del Collio fino ad arrivare a quella dei Colli Orientali del Friuli, copre circa 155 ettari. In vigna, le varietà che si incontrano sono sia autoctone che internazionali, per cui abbiamo il friulano e il pinot bianco, lo chardonnay e la ribolla gialla, il sauvignon blanc e il pinot grigio, il picolit e il refosco, il pignolo e il merlot. Uve che sono trasformate in quelli che vengono ormai chiamati come i “vini della carta geografica”, da sempre riprodotta in etichetta e raffigurante una vecchia mappa dei poderi aziendali. E allora ecco prendere vita il “Vertigo”, il “Nuaré” e lo “Sharis”, poi via via tutti gli altri, fino ad arrivare al “Terre Alte”: vini figli di una cantina che ancora oggi brilla per la qualità e per il carattere territoriale che riesce a esprimere, vera e propria ambasciatrice dei migliori bianchi friulani - e quindi italiani - in tutto il mondo.

  • Louis Roederer

    Louis Roederer

    Una delle ultime cantine della regione francese dello Champagne a essere ancora di proprietà della stessa famiglia che l'ha fondata, nel lontano 1776 a Reims, è quella di Louis Roederer. La cantina ha ottenuto il suo attuale nome nel 1883, quando proprio Louis Roederer ha ereditato l'azienda dallo zio, rimodellandola a sua immagine e somiglianza. Mentre altri acquistavano l'uva, Louis ha puntato tutto sul lavoro in vigna, comprando i migliori appezzamenti vitati, convinto fino in fondo che la quintessenza di un grande vino risiedesse nella terra, e di conseguenza tracciando il destino della Maison che da allora porterà il suo nome. La cantina Roederer vanta una proprietà di quasi 240 ettari, suddivisi tra i tre migliori cru della Champagne, situati nei villaggi di Montagne de Reims, Côtes des Blancs, e Vallée de la Marne, da cui provengono le uve ideali per i suoi eleganti e bilanciati vini. Questi due elementi, l'organizzazione familiare e la qualità dei crus, permettono all'azienda di migliorare costantemente la qualità delle uve di pinot noir, pinot meunier e chardonnay, puntando sempre all'eccellenza nei propri prodotti. La cantina Louis Roederer è poi anche famosa per aver inventato il Cristal. L'invenzione è arrivata per soddisfare le richieste degli zar russi Nicola I e Alessandro II, grandi amanti della Maison e desiderosi di ricevere un rifornimento di Champagne in bottiglie di puro cristallo. Il blend diventò in pochissimo tempo la bandiera della cantina grazie alla sua straordinaria finezza ed eleganza, contribuendo in questa maniera a creare quello che è il mito odierno di Louis Roederer nel mondo. Grazie all'innovazione e allo spirito imprenditoriale della famiglia, lo champagne Louis Roederer, Brut, Rosé o Demi Sec, divenne fornitore ufficiale di moltissime monarchie e di moltissime dinastie nobiliari di tutto il mondo, costruendosi la fama che conserva tuttora grazie ai tre milioni di bottiglie venduti ogni anno, e grazie all’impareggiabile rapporto qualità/prezzo che riesce puntualmente a proporre.

  • Maciarine

    Maciarine

    Le Maciarine nascono a Seggiano nel 2005 in un ambiente particolarmente vocato alla viticoltura e di grande pregio paesaggistico. Vengono da subito impiantati i primi vigneti posizionati in lieve declivio che scende verso l’Orcia tra i 330 e 400 metri sul livello del mare. Quattro ettari circa, orientati per metà a sud e per l’altra metà a sud/ovest. L’uvaggio è formato in larghissima parte da Sangiovese(90%), cabernet(5%) e petit verdot (5%) per ammorbidirlo ed esaltarne i profumi. La prima vinificazione risale nel 2008. Nel 2015, Federico e Michela Vigni giovanissimi – lui laureato in Economia ambientale, lei studentessa di architettura – in cerca di nuove esperienze e attratti da un ritorno alle origini del lavoro legato al territorio, intraprendono una ricerca di terreni da destinare alla loro futura azienda agricola. Capitano per caso in questo lembo di terra, un giardino degli olivi di olivastra seggianese, vigneti, campi coltivati, pascoli e boschi che dalla frazione di Poggioferro scendono verso l’Orcia. Un panorama mozzafiato con il fascino del Borgo di Seggiano e le olivete che disegnano la parte bassa del Monta Amiata, il Castello di Potentino, quello della Velona, Sant’Antimo e Sant’Angelo in Colle nella confinante Montalcino e per finire lo splendido tramonto sul borgo di Montenero. Una natura modellata dall’uomo che gli ha attribuito quella bellezza che solo le sue “mani sapienti” possono creare. La bellezza del paesaggio, la qualità del vigneto, la bontà del vino Montecucco e la prospettiva di far crescere un mercato non all’altezza del prodotto hanno spinto Federico e Michela ad investire in questa nuova impresa. La loro prima vendemmia è stata quella del 2015; le prospettive sono di un vino di grandissima qualità che si somma alle ottime annate precedenti già presenti in cantina. Le prossime tappe saranno la conversione al Biologico della produzione e la costruzione della nuova cantina.

  • Maculan

    Maculan

    È da ben tre generazioni che la famiglia Maculan seleziona e vinifica le migliori uve di Breganze, un incantevole paese ai piedi dell’Altopiano di Asiago. In un luogo particolarmente favorevole alla viticoltura, grazie al clima mite e per merito della grande fertilità dei terreni, arrivano a perfetta maturazione tanto le varietà autoctone come il tai, il friulano, il vespaiolo o il moscato, quanto le uve internazionali come il cabernet sauvignon, il merlot e lo chardonnay, che nelle terre di Breganze hanno trovato le condizioni per esprimersi al meglio. Tutto ha avuto inizio a ridosso della metà del XX secolo, nel 1947 con precisione, grazie all’impegno e alla volontà di Giovanni Maculan e del figlio Fausto che, con caparbietà e passione, hanno dato il via a quella che attualmente è una dinamica realtà vitivinicola. Oggi le figlie dello stesso Fausto, Angela e Maria Vittoria, affiancano con entusiasmo il padre nella direzione dell’azienda, che come agli esordi continua a produrre vini ricchi di personalità, sempre eleganti, particolarmente longevi, straordinari ambasciatori di questo fazzoletto di terra in provincia di Vicenza. Suddivisi in vari appezzamenti, al momento i vigneti di cui l’impresa dispone coprono una superficie di circa quaranta ettari, dei quali venti sono di proprietà e altri venti invece in affitto. Su suoli di origine vulcanica, dove si alternano formazioni tufacee e basaltiche, e sfruttando esposizioni ottimali, vengono allevati e raccolti frutti eccellenti. Grappoli che sono lavorati negli storici locali di cantina, situati al centro del paese di Breganze: unendo le più antiche tradizioni con le moderne tecnologie enologiche, prendono vita le 700mila etichette annue, che rispondono ai nomi di “Dindarello”, “Brentino”, “Crosara”, “Madoro”, “Ferrata” e “Trevolti”, per citarne solamente alcune. Vini che a partire dal Torcolato fino ad arrivare agli Spumanti, passando per i Bianchi, per i Rossi e per i Rosati, quando rimandano al nome “Maculan” sono senza mezzi termini figli di quella che è la più alta eccellenza di Breganze e dell’intero territorio vicentino.

  • Marzadro

    Marzadro

    La Distilleria Marzadro è un vasto e arioso complesso fatto di pietra, legno e vetro, che si esprime con la sua armoniosa architettura immersa nel verde dei vigneti. La realizzazione della struttura è stata affidata dalla famiglia Marzadro agli architetti bolzanini Walter Maurmayr e Günther Plaickner, i quali, basandosi sul concetto di “artigianalità contemporanea” hanno dato vita ad una struttura completamente integrata nel territorio circostante. Il tetto, ad esempio, è stato ricoperto da un tappeto verde formato da 60.000 piante precoltivate, appartenenti alla specie dei licheni: una soluzione adottata non solo per ragioni estetiche, ma anche per garantire un migliore isolamento termico della struttura, e quindi consentire un importante risparmio energetico. L’alto valore del nuovo impianto sotto il profilo ecologico viene evidenziato anche dall’orientamento nello spazio degli edifici, che sono infatti posizionati per sfruttare al meglio la loro collocazione rispetto al sole. Oltre a facilitare la penetrazione dei raggi solari, un ampio uso delle vetrate nella costruzione dello stabilimento contribuisce a creare una sorta di continuità fra l’ambiente esterno e quello interno. Queste sono state utilizzate anche per realizzare la suggestiva cupola in vetro e metallo che custodisce al suo interno la sala degli alambicchi. All’interno vengono svolte tutte le fasi operative della distilleria che in precedenza erano disperse in varie località sparse fra Rovereto e i comuni limitrofi. La nuova struttura si compone di tre edifici, dedicati rispettivamente alla produzione e all’immagazzinamento, al deposito delle vinacce e agli uffici amministrativi.

  • Masottina

    Masottina

    Il territorio e la cura di ogni singolo dettaglio sono gli elementi chiave della filosofia produttiva Masottina. La storia della famiglia Dal Bianco è legata a doppio filo con queste magnifiche colline ed è qui che ogni aspetto della tradizione viene reinterpretato in chiave moderna ed esaltato attraverso un impegno rigoroso rivolto ad ogni ambito della produzione. In vigna viene messa in pratica una viticoltura di precisione sulla base di semplici ed efficaci principi: equilibrio, regolarità e integrità organolettica. I vigneti, emblema della famiglia, sono condotti secondo le migliori tecniche agronomiche per ottenere la migliore qualità possibile in pianta. Nel corso di questi anni, infatti, il lavoro nei vigneti di Masottina ha potuto contare sulla conoscenza del territorio della seconda generazione e dello staff tecnico aziendale, perché uve dalle caratteristiche uniche nascono solamente quando si rispettano il terroir e la diversità di pendenza, suoli ed esposizioni dei declivi di Conegliano. L’approccio autentico di Masottina, però non si ferma unicamente alla gestione del vigneto. Nel sistema Masottina, la cantina è quell’elemento che contribuisce a raggiungere la migliore qualità possibile rappresentando il livello più alto della filosofia produttiva voluta dalla famiglia Dal Bianco. Qui si pratica un’enologia di rispetto, attenta al dettaglio e favorita da una struttura di vinificazione gravitazionale all’avanguardia, pensata per salvaguardare le caratteristiche organolettiche di ogni varietà. Quello che si realizza in vigneto con la viticoltura di precisione, ritrova la sua autenticità una volta divenuto vino. Quest’enologia ha l’obiettivo di esaltare l’unicità identitaria di questo territorio, con l’eleganza e la finezza di uno stile considerato ai vertici delle migliori produzioni enoiche d’Italia.

  • Matusalem

    Matusalem

    Nel 1872, i fondatori, Benjamin e Eduardo Camp e il loro partner Evaristo Alvarez ritenevano che la chiave per rendere il rum con il sapore migliore fosse in un processo di invecchiamento del paziente. Il nome, Matusalem, deriva dal vecchio proverbio spagnolo, "Questo è più antico di Matusalem". Matusalem è il patriarca del vecchio testamento che visse per 969 anni. Il Matusalem Rum è stato fondato a Santiago de Cuba nel 1872. Quasi immediatamente stormi di rondini si sono annidati nei depositi di barrique. The Barn Swallow, o in spagnolo, Golondrina, era un uccello che volava in modo uniforme nella zona di Santiago de Cuba. Per tutto il giorno sembrava che i Rondini del Fienile fossero dappertutto, volando dentro e fuori i vecchi magazzini. Anche la rondine era considerata uno spirito volante libero, possedendo bellezza ed eleganza. I fondatori di Matusalem hanno pensato che fosse un simbolo appropriato e in definitiva un logo più adatto per il marchio. Per oltre 145 anni la ricetta di Matusalem deriva da una tecnica spagnola tradizionalmente utilizzata per l'artigianato del miglior brandy, sherry e cognac. Questo processo paziente chiamato "Solera" crea un rum più morbido e con un sapore maggiore rispetto ai rum della concorrenza. Miscele di rum di diverse età sono organizzate in un sistema di botti a più livelli. Il più vecchio alla base, il più giovane in cima. Il numero di livelli dipende dalla formula e dallo stile del miscelatore principale. È il matrimonio di vecchi rum con i rum più giovani. Più lungo è l'invecchiamento / fusione, meglio è. Il numero di Solera sulla bottiglia indica l'età media dei rum utilizzati nella miscela. Oggi non ci sono più di sei marchi di rum competitivi provenienti da tutto il mondo che utilizzano l'invecchiamento e la miscela Solera.

  • Michele Chiarlo

    Michele Chiarlo

    L’azienda Michele Chiarlo fu fondata nel 1956 da Michele Chiarlo a Calamandrana, nel cuore dell’astigiano, producendo la prima annata di Barolo nel 1958. Durante gli anni seguenti la cantina, a conduzione rigorosamente famigliare, si sviluppò notevolmente, grazie agli importanti acquisti effettuati nelle migliori zone delle Langhe, aggiudicandosi, nel 1987 e nel 1989, terreni a Cerequio e a Cannubi. Oggi l’azienda si sviluppa su circa 110 ettari vitati, di cui 60 sono di proprietà e i restanti 50 con contratti di affitto a lungo termine, dando vita a poco più di un milione di bottiglie. La conduzione è affidata ai figli di Michele, Alberto e Stefano: il primo si occupa dello sviluppo commerciale, mentre il secondo è enologo. Nei vigneti si coltivano solo uve autoctone, concentrandosi su nebbiolo, barbera, cortese e moscato; in cantina la filosofia mira a esaltare le caratteristiche che contraddistinguono il vitigno contestualizzato in un determinato terroir, cercando per i vini rossi di utilizzare moderatamente il legno, affinando i vari crus secondo il metodo tradizionale, in botti grandi o tonneaux. Obiettivo fondamentale che viene perseguito dalla Michele Chiarlo è quello della sostenibilità, concetto caro alla famiglia sin dagli anni ’90, quando si iniziarono le prime applicazioni di lotta integrata, fitofarmaci selettivi e ulteriori pratiche naturali. Un percorso virtuoso, che si rinnova nel tempo: nel 2007 infatti si è iniziato un progetto, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente, che mira alla sostenibilità totale della filiera, sino alla tavola dei consumatori. I Chiarlo sono persone dinamiche, attente ai tempi moderni, come testimonia l’ambizioso progetto di hospitality inaugurato con il “Palais Cerequio”, struttura ricettiva ideale per coloro che vogliono concedersi qualche giorno di riposo in un mondo dove è il vino a essere protagonista assoluto. Una ventina di etichette eccellenti in totale, dal Barolo al Barbaresco, dal Gavi alla Barbera: bottiglie che, sorso dopo sorso e vendemmia dopo vendemmia, si confermano nell’olimpo dei migliori vini italiani.

  • Mocine Società Coop. Agr.

    Mocine Società Coop. Agr.

    Mocine, Società Cooperativa Agricola è una realtà di prim´ordine. Produce e imbottiglia, nella zona di Chiusure di Asciano, nel cuore delle Crete Senesi, olio extra-vergine di oliva biologico e vini di pregio come Mocine, Otto Rintocchi e S´Indora, che nascono da una ricerca di anni su uve selezionatissime: Sangiovese, Colorino e due antiche varietà autoctone, Foglia Tonda e Bersaglina. Anche nei prodotti della terra, a Mocine si ritrova un´atmosfera speciale, che lega indissolubilmente l´uomo e la natura. Ma Mocine non è solo Crete Senesi: Cascina Santa Marta, situata nel cuore del parco agricolo sud milano è un´altra perla di Mocine: propone prodotti della coltivazione e dell´allevamento locale, insieme a nuove attività legate alla scoperta del territorio. Seguendo il metodo dell´agricoltura eco-compatibile vengono coltivati: riso, nella varietà Carnaroli e arborio, mais, zucche, pomodori, zucchine, radicchi, fagioli, mele, pesche, e tutti i prodotti tipici delle nostre zone.

  • Oddero

    Oddero

    Come una terrazza naturale, sulle splendide colline piemontesi delle Langhe si affaccia l’azienda Poderi e Cantine Oddero, che da sempre coltiva e vinifica unicamente le uve dei propri vigneti. Secondo quanto attestato da vari documenti storici, la proprietà delle vigne e delle cascine appartiene alla famiglia Oddero sin da prima del 1700. Oggi marchio storico tra i produttori del Barolo e del Barbaresco, e rimasta per generazioni affidata a mani maschili, la cantina è attualmente gestita e posseduta da Mariacristina e Mariavittoria, figlie di Giacomo Oddero, personaggio famoso in terra di Langa e non solo. Coniugando sapienza antica a moderne tecniche, e soprattutto seguendo con pazienza e tenacia ciascun passaggio produttivo, i 35 ettari vitati, di cui oltre 16 coltivati a nebbiolo da Barolo, regalano uve dalle quali sono ottenuti alcuni tra i migliori vini della terra di Langa. Potendo contare su appezzamenti vitati rientrarti nelle migliori sottozone e nei migliori cru delle denominazioni del Barolo e del Barbaresco, in vigna la filosofia aziendale è semplice ma rigorosa, per cui vengono rispettati al massimo natura, ambiente ed ecosistema, così da arrivare a raccogliere uve che siano in grado di racchiudere l’essenza del territorio da cui provengono. Passando invece in cantina, attorno all’originario corpo centrale della cascina che è rimasto praticamente invariato, troviamo i nuovi locali di produzione, costruiti nel 2015 e dotati delle migliori e più avanzate tecnologie enologiche. Dal Barolo al Barbaresco, dal Dolcetto alla Barbera, dal Moscato d’Asti fino ad arrivare ai distillati, prendono vita in questa maniera etichette che sono figlie di oltre due secoli di storia: un esempio reale e concreto di come si possa far tesoro del passato, per costruire il presente e gettare le basi per il futuro, grazie al rispetto delle tradizioni, e per merito dell’estrema cura e delle continue attenzioni dedicate a vigneti e vini.

  • Petit Camusat

    Petit Camusat

    La Maison è condotta da Frèderic ed Evelyne Petit-Camusat, marito e moglie, che per passatempo producono un'unica cuvée in circa diecimila bottiglie l'anno, in un piccolissimo villaggio dell'Aube. Una piccola chicca enologica, uno Champagne prodotto da sole uve Pinot Blanc, la settima consentita del disciplinare AOC( Pinot maunier; Pinot Noir, Chardonnay, Arbanne, Petit Meslier, Fromenteau e Pinot Blanc).L'uva Pinot Nero coltivata è interamente venduta.

  • Pfitscher

    Pfitscher

    Viticoltori per passione: così si potrebbe riassumere lo spirito che anima i Pfitscher, famiglia altoatesina che si occupa di viticoltura con infaticabile impegno e totale dedizione. Siamo a Montagna, poco a sud di Bolzano, in Alto Adige, una regione che continua a sorprenderci per la qualità media dei vini che riesce a esprimere, anno dopo anno, stagione dopo stagione. È qui dove, nel bel mezzo di una trasversale eccellenza fatta di innumerevoli realtà produttive, Pfitscherhof diviene significativa interprete del territorio, grazie a un percorso ripreso una decina di anni fa, e che attualmente continua per merito del lavoro e della totale attenzione nel rispetto dell’ambiente. La cantina della famiglia Pfitscher è, infatti, certificata “CasaClima Wine”, un sigillo che valuta la compatibilità ambientale dell’edificio, il comfort abitativo, il consumo di energia e di acqua nella produzione dei vini, dalla scelta degli imballaggi fino all’impatto del loro trasporto. Attualmente, sono circa sette gli ettari vitati gestiti dalla cantina, che può vantare alcuni dei migliori appezzamenti di tutta l’area meridionale dell’Alto Agide. Tra i filari, la conduzione delle piante è convenzionale, ma mai si perde di vista quello che è l’obiettivo principale: ridurre al minimo qualsiasi intervento artificiale, per arrivare a raccogliere uve schiette, concentrate e naturali. In cantina, le più moderne tecnologie trovano spazio in quelli che sono i locali della nuova tenuta, costruita ex-novo nel 2011, seguendo principi razionali e sostenibili, che hanno portato alla realizzazione di una struttura perfettamente inserita nel contesto paesaggistico, suggestivamente a picco sopra quelli che sono i preziosi vigneti di pinot nero di proprietà aziendale. Dal 1861, attraverso oltre un secolo e mezzo e tramandando saperi e conoscenze di padre in figlio da ben sette generazioni, è così che prendono vita i vini targati “Pfitscher”. Dal Pinot Nero “Matan” al “Fuchsleiten”, dal Sauvignon Blanc “Saxum” al Pinot Bianco “Langefeld”, passando per il Gewürztraminer “Stoass”, sono bottiglie, quelle che escono dalla cantina altoatesina, espressione della naturale forza vitale della vigna, e simbolo della massima e genuina purezza che nel vino si possa incontrare.

  • Philipponnat

    Philipponnat

    È da poco meno di cinque secoli, ed esattamente dal 1522, che la famiglia Philipponnat possiede appezzamenti vitati nelle terre della regione francese della Champagne. Di generazione in generazione, tramandandosi il savoir-faire ereditato dai predecessori, alla maison ci si continua ancora oggi a impegnare nel rispetto dei più antichi valori tradizionali, così da arrivare a elaborare vini originali ed eccellenti da un lato, poi allo stesso tempo anche generosi e semplici. Situata a Mareuil-sur-Ay, villaggio Premier Cru della Vallée de la Marne che si trova a est di Epernay, al confine con l'altra grande zona della Champagne, la Côte des Blancs, la Maison Philipponnat può contare attualmente su oltre venti ettari vitati di proprietà, coltivati quasi interamente a pinot nero, ed estesi tra i villaggi Premier Cru di Mareuil-sur-Ay, Mutigny, Avenay-Val-d'Or e Ay, quest’ultimo, invece, villaggio Grand Cru della Vallée de la Marne. Tra tutti gli appezzamenti, la Maison possiede in monopolio il famoso “Clos des Goisses”, vigneto eccezionale di poco più di cinque ettari, in cui le pendenze particolarmente ripide, l'esposizione totale a sud e il sottosuolo molto gessoso, danno vita a Champagne dotati di grande mineralità e freschezza. Acquistata nel 1997 dal gruppo BCC e dal 2000 gestita da Charles Philipponnat, la Maison persegue da sempre un unico e principale obiettivo, volto a creare i migliori Champagne squisitamente bilanciati tra struttura e freschezza, utilizzando nel contempo i minimi livelli indispensabili di dosaggio. In cantina, come da tradizione della Maison, viene utilizzato il metodo di invecchiamento Solera per i vini di riserva, che dopo aver maturato in fusti di rovere sono aggiunti ai non millesimati nella proporzione di un quarto, così da mantenere in ogni bottiglia la traccia dei millesimi assemblati sin dalle origini dell’azienda. Partendo dal Brut Royal Réserve, fino ad arrivare al Blanc de Noir e alla “Cuvée 1522”, un “segreto”, quello del Solera, tramandato nei secoli, di capo cantiniere in capo cantiniere, così da fare di Philipponnat - come se già non bastasse tutto il resto - una tra le maison di più grande prestigio dell’intera Champagne.

  • Pighin

    Pighin

    Era il 1963, l’anno in cui i fratelli Luigi, Ercole e Fernando Pighin acquistarono una tenuta di circa duecento ettari a Risano, in provincia di Udine e rientrante nella denominazione di origine Friuli Grave. Pochi anni più tardi, esattamente nel 1968, venne acquistata un’altra tenuta, di trenta ettari e appartenente alla DOC del Collio. In questa maniera, in breve tempo, dopo aver rinnovato i poderi sia nell’impianto dei vigneti che nei locali di vinificazione e affinamento, i fratelli Pighin sono giunti a proporre una gamma di etichette fra le più interessanti e rinomate del Friuli Venezia Giulia. Dal 2004 gestita esclusivamente da Fernando Pighin, l’azienda vitivinicola continua a essere condotta con la passione e con l’entusiasmo iniziali. Lavorando unicamente le uve provenienti dai vigneti di proprietà, la cantina possiede il totale e pieno controllo su ogni passaggio produttivo, partendo dai filari fino ad arrivare all’imbottigliamento e alla commercializzazione dei vini. In vigna, il rispetto dell’ambiente, della natura e dell’ecosistema è massimo, per cui dai circa 180 ettari vitati totali, stagione dopo stagione si arrivano a vendemmiare uve pregiate, schiette e concentrate in ogni loro sfumatura organolettica, che si traducono puntualmente in una media annua che arriva a toccare il milione di bottiglie. Numeri da capogiro, per un’azienda che, nonostante sia da annoverare tra le più grandi e importanti di tutto il Friuli e non solo, rimane rigorosamente a conduzione familiare, e soprattutto riesce a garantire livelli qualitativi altissimi in ogni singola etichetta. In cantina, impiegando le più moderne e avanzate tecnologie attualmente disponibili nel settore enologico, nascono le bottiglie della cantina Pighin. Dal Friulano al Refosco, dal Picolit alla Ribolla Gialla, dalla Malvasia fino ad arrivare agli internazionali e agli spumanti, sono tutti vini, quelli targati Pighin, figli di ancestrali valori, frutto di una terra fertile e risultato di tradizioni fatte di fatica, sudore e profondo rispetto per la natura.

  • Poderi Luigi Einaudi

    Poderi Luigi Einaudi

    La storia dei “Poderi Luigi Einaudi” ha inizio nel 1897, quando Luigi Einaudi, appena ventitreenne, acquistò non lontano dal centro abitato di Dogliani la Cascina “San Giacomo”. Parallelamente al suo percorso didattico e politico, pare che anche da Presidente della Repubblica Luigi Einaudi non si perse neanche una vendemmia, riuscendo a consegnare alle Langhe piemontesi un’azienda modello per l’epoca: cento ettari, di cui venti coltivati a vigna, costruiti praticamente da zero. Una storia che grazie all’interessamento di uno dei suoi figli - l’unico a mantenere un forte legame con le proprie terre d’origine - è continuata negli anni, e che oggi si è tramandata al nipote, Matteo Sardagna. Attualmente, la superficie vitata è arrivata a superare i cinquanta ettari, per una conduzione agronomica convenzionale affidata alla direzione di Giampiero Romana. In cantina, sotto la firma enologica di Lorenzo Raimondi, sono prodotte etichette sulla base di una ferma convinzione: un grande vino può nascere solamente da una grande vigna e da un grande terroir. E allora ecco che in fase di vinificazione e affinamento, le numerose attenzioni e gli scrupolosi monitoraggi di ogni passaggio produttivo, sono finalizzati a perseguire un primario obiettivo: valorizzare ed esaltare per mezzo del lavoro dell’uomo ciò che la natura ha creato. Ritroviamo quindi il Dolcetto “Vigna Tecc”, il Barolo “Cannubi” e il Barolo “Vigna Costa Grimaldi”, poi a seguire il Barbaresco, la Barbera, il Nebbiolo, il Pinot Grigio e tutti gli altri. Rossi, bianchi e rosati, da far rientrare tra i migliori vini italiani, per una cantina, quella dei Poderi Luigi Einaudi, capace di raccontare non solo il territorio di Dogliani, grazie al suo Dolcetto, ma anche in grado di riassumere tutta l’eccellenza enologica delle Langhe, per merito dei numerosi appezzamenti corrispondenti ad alcuni dei cru di maggior prestigio appartenenti alle denominazioni del Barolo e del Barbaresco. Una produzione di grande classe, in grado di coniugare tradizione e contemporaneità come poche altre oggi riescono a fare.

  • Poliziano

    Poliziano

    Straordinaria realtà toscana, l’azienda agricola Poliziano rappresenta l’eccellenza del territorio e dei vini di Montepulciano, in provincia di Siena. Nata nel 1961 da un primo nucleo di 22 ettari vitati, negli anni è cresciuta fino a raggiungere gli attuali 120 ettari, tutti coltivati a vigneto. Una realtà dinamica, capace di coniugare tradizione e modernità come poche altre, il cui nome è un omaggio all'umanista e poeta Angelo Ambrogini detto il "Poliziano", che a Montepulciano nacque. Da sempre proprietà della famiglia Carletti e attualmente gestita da Federico Carletti che ne regge le redini da quasi quarant’anni, l’impresa ha attraversato varie fasi di rinnovamento, per cui si è sistematicamente confrontata con le più avanzate tecniche sia enologiche che agronomiche. In vigna, le piante crescono a un’altitudine che varia tre i 280 e i 450 metri sul livello del mare, e i terreni sono particolarmente vocati alla coltivazione della vite, con la loro composizione mista di argilla, tufo e pietra. In cantina, vinificazione, maturazione e affinamento sono tutte fasi seguite scrupolosamente, sfruttando un savoir faire di oltre mezzo secolo. Tutti i vini di Poliziano richiamano la tradizione storica del territorio, ma allo stesso tempo sono stati capaci di conquistarsi fama e prestigio internazionali. La loro è una lunga storia: nati negli anni ‘80, conservano le etichette originali ma si sono affinati ed evoluti perseguendo sempre l'obiettivo di una qualità senza compromessi. Ogni vino, dal Rosso di Montepulciano fino al pluripremiato Vino Nobile “Asinone”, è principalmente ottenuto da uve di sangiovese, chiamato in zona con lo storico nome di “prugnolo gentile”. Non solo però, recentemente, con il nome “Terre di Poliziano”, sono stati pensati alcuni vini al di fuori dello storico nucleo produttivo, per cui oggi le etichette della cantina provengono anche da Cortona, patria di alcune delle migliori varietà internazionali di tutta la Toscana, e da Scansano, dove il sangiovese stesso ha dimostrato un’insospettabile vocazione mediterranea.

  • Produttori del Barbaresco

    Produttori del Barbaresco

    Era già noto a fine ‘800 che il nebbiolo, nella zona di Barbaresco, avesse caratteristiche molto diverse dalle altre zone del Piemonte. Per questo l’allora preside della scuola regia di enologia di Alba, Domizio Cavazza, residente appunto a Barbaresco, decise di riunire alcuni viticoltori e produttori per fondare una cantina sociale che potesse produrre un vino differente, visto e considerato che le uve nebbiolo di quella zona iniziavano a confluire in quella che sarebbe poi divenuta la denominazione del Barolo. Era con esattezza il 1894, l’anno in cui vennero create le “Cantine Sociali di Barbaresco”, per la “produzione di vini di lusso e da pasto”. Inizialmente composta da nove viticoltori, la cooperativa cominciò a vinificare sfruttando le cantine appartenenti all’azienda dello stesso preside Domizio Cavazza, che d’accordo con gli altri soci, scelse di dare al vino lo stesso nome del paese: Barbaresco. La cantina rimase sotto la guida di Cavazza sino al 1913, anno in cui il preside venne a mancare. Successivamente, la cooperativa, dopo altre sette anni di attività dovette chiudere nel 1920, in piena epoca fascista. Passato il dopoguerra, però, fu il parroco di Barbaresco, Don Fiorino Marengo, che nel 1958 decise di riprendere le redini del progetto iniziato da Cavazza, rifondando la cantina sociale del paese con il nome “Produttori del Barbaresco”, e riunendo una ventina di viticoltori che convinti della qualità del nebbiolo delle loro vigne, scelsero di aggregarsi insieme “per la qualifica e garanzia del Barbaresco”. Da allora a oggi la “Produttori del Barbaresco” ha vissuto anni di pieno successo, conta attualmente oltre cinquanta membri soci conferitori, e dispone di circa cento ettari di vigneti, esclusivamente impiantati a nebbiolo e pari a circa 1/6 dell'intera zona di origine. Grazie alla costante dedizione di tutti i viticoltori appartenenti alla cooperativa, la “Produttori del Barbaresco” non solo viene da tempo considerata tra le cantine più prestigiose del territorio delle Langhe piemontesi, ma è addirittura spesso presa ad esempio come una delle migliori cooperative di tutto il mondo.

  • Prunotto

    Prunotto

    Erano gli inizi del XX secolo, il 1904 per la precisione, quando a Serralunga d’Alba venne fondata la cantina sociale “Ai Vini delle Langhe” la quale, però, dopo poco meno di vent’anni iniziò ad avere seri problemi di bilancio e fu messa in liquidazione. Nel 1922, Alfredo Prunotto scelse di rilevare la società, dandole nel contempo il proprio nome. Da allora, annata dopo annata, il successo è stato ininterrotto, e la cantina Prunotto ha iniziato a esportare vini in tutto il mondo. Nel 1954, lo stesso Alfredo Prunotto decise di cedere l’azienda all’amico enotecnico Beppe Colla, che a sua volta, quarant’anni più tardi, nel 1994, scelse di vendere la cantina alla famiglia dei Marchesi Antinori. Attualmente, la tenuta Prunotto si estende su una superficie totale circa cinquanta ettari vitati, ripartiti tra alcune delle migliori zone vinicole piemontesi, come Bussia, Bric Turot e Costamiole. Tra i filari, le viti sono curate con rigore e costanza, allevate come fossero dei figli, e coltivate nel pieno rispetto di ambiente, natura ed ecosistema. In cantina, pur potendo contare sulle più moderne tecnologie enologiche, l’obiettivo principale rimane sempre quello di valorizzare ed esaltare ciò che la stagione e il territorio sono stati in grado di esprimere nel frutto. È in questa maniera che l’impresa vitivinicola Prunotto arriva a proporre un’importante gamma di etichette, suddivise tra la linea classica e la linea delle selezioni, quest’ultima creata per esaltare i singoli cru. Dal Barolo al Barbaresco, passando per il Grignolino, per il Roero e per il Moscato d’Asti, si arriva alla Barbera e al Dolcetto: è così che, contraddistinti da uno dei nomi piemontesi più pregiati e rinomati enologicamente parlando, i vini Prunotto ormai da anni si fanno celebri interpreti di alcune delle denominazioni più prestigiose di tutto il Piemonte e non solo, dimostrandosi profondamente eleganti e oltremodo raffinati.

  • Rocca di Castagnoli

    Rocca di Castagnoli

    Rocca di Castagnoli è un’antica fortezza Medievale da cui ha avuto origine la frazione di Castagnoli. Questo luogo è stato storicamente posseduto da numerose famiglie con blasone nobiliare, e tra queste i Tempi (il cui stemma rappresenta ancora l’azienda) e i Ricasoli. L’azienda agricola vinicola, presente già del XVIII secolo, è sempre stata il centro economico del borgo e si è sempre distinta per la grande qualità produttiva come testimonia anche la visita, nel 1773, del Granduca Pietro Leopoldo che lodò l’ottima gestione, l’innovazione e la manutenzione con cui venivano condotti i terreni. Nel 1924 Rocca di Castagnoli entra a far parte delle aziende agricole che danno vita al Consorzio del Vino del Chianti Classico. Dal 1981 la nostra famiglia si è insediata attuando importanti opere di reimpianto di vigneti e di ristrutturazione degli immobili, cantina e rocca medievale, raccogliendo il testimone delle precedenti storiche proprietà dando continuità alla qualità produttiva espressa nei secoli precedenti. Il borgo di Castagnoli svetta dal cuore del Chianti Classico, su un colle che già gli Etruschi conoscevano molto bene, da lì domina la vallata circostante dall'alto di un poggio che riporta la mente a tempi remoti, circondato da boschi, vigneti ed olivi. L’azienda si estende su circa 850 ettari di proprietà con profili altimetrici che vanno da 860 metri (colle di Monte Luco) a 380 metri. Gli ettari vitati sono 92, a prevalenza Sangiovese, uva base dei pregiatissimi vini toscani prodotti. Nel 1981 sono stati effettuati importanti lavori di ristrutturazione alla Villa e alla Rocca con innovativi criteri di lavorazione nelle vigne e in cantina. È stata creata una cantina di vinificazione, mentre le cantine della rocca medioevale sono state adibite all’invecchiamento in legno, la barricaia, costituita dai migliori legni di rovere francese, mirati all’ottenimento di vini di grande personalità, eleganza, complessità ed equilibrio da gustare nel tempo.

  • Rotari

    Rotari

    Tra storia e leggenda, Rotari prende il nome dal Re longobardo Rotari che proprio in Trentino Alto Adige combattè alcune delle battaglie più importanti nella conquista dell’Italia. Rotari coltiva le proprie uve Chardonnay e Pinot Nero in Trentino, un ambiente incontaminato e dal clima montano ideale per ottenere spumanti Trentodoc complessi, eleganti e raffinati, dai profumi irripetibili altrove. Rotari segue l’antica e raffinata tecnica produttiva del Metodo Classico, forte della vocazione del territorio trentino e della sua tradizione vitienologica, come anche garantito dal prestigio del sigillo Trentodoc. Uno spumante Trentodoc è ideale come aperitivo, ma anche perfetto compagno della cucina mediterranea più raffinata.

  • San Felice

    San Felice

    L’azienda agricola San Felice occupa un borgo situato nel comune di Castelnuovo Berardenga, poco distante dalla città di Siena. Il complesso ha origini antiche, e si è andato pian piano a costituire intorno alla Pieve di San Felice in Pincis, risalente al 714 d.C. Oggi la struttura, di proprietà del gruppo Allianz S.p.A., si presenta davvero di alto livello, ed oltre alla produzione di vini e olio d’oliva, può vantare anche un fantastico hotel, recentemente divenuto parte della catena Relais & Chateaux. L’azienda si estende su una superficie immensa di 650 ettari, di cui 140 sono destinati alla coltivazione della vite, situati in parte nel centro del territorio di produzione del Chianti Classico e in parte nella zona del Brunello di Montalcino, intervallati da terreni dedicati alla produzione di olio, ottenuto dalle oltre 17.000 piante di ulivo presenti. Il terroir, grazie alla perfetta combinazione fra altezza sul livello del mare e microclima caratterizzato da importanti escursioni termiche, permette di coltivare al meglio i diversi vitigni presenti, tra i quali si distinguono sangiovese, colorino, merlot, cabernet sauvignon, pugnitello, petit verdot, trebbiano e chardonnay. Inoltre nei vigneti, dagli anni ’90, si effettua la zonazione, per individuare quelle specifiche macroaree in cui ogni uva riesce a esprimersi al meglio, compatibilmente con le caratteristiche geopedologiche di ogni zona. San Felice è un’azienda innovativa, che si propone anche come baluardo di tutela per il paesaggio del chiantigiano, operando con pratiche sostenibili che ricercano il minor impatto ambientale possibile e la tutela della biodiversità. Ogni anno si producono bottiglie che rappresentano solo il meglio della Toscana, declinate con diverse etichette, perfette per soddisfare le esigenze di ogni appassionato. Una nota di merito spetta a “Il Grigio”e al “Poggio Rosso”, entrambe espressioni diverse della nuova tipologia legislativa introdotta al vertice di tutta la produzione di Chianti Classico, ovvero la “Gran Selezione”.

  • Speri

    Speri

    Da sette generazioni la famiglia Speri coltiva uva e produce vino in Valpolicella. Autorevole e fedele interprete di un terroir che difficilmente tradisce, l’azienda è ormai un indiscusso punto di riferimento per tutto il mondo dell’enologia italiana. La storia della cantina inizia nella prima metà del 1800, quando erano coltivati pochi ettari di vigneto adiacenti l’abitazione di famiglia. Fin dalle origini, la filosofia aziendale è stata ben impostata e seguita fedelmente, per cui da sempre alla cantina Speri l’uva non è solo stata considerata la base di un buon vino, ma è stata vista come l’essenza del vino stesso, ovvero come la materia unica che ne modella il carattere e ne delinea l’anima. Oggi, la superficie vitata è cresciuta esponenzialmente, ed è arrivata a coprire ben sessanta ettari, ma la filosofia è rimasta la stessa delle origini, come anche la gestione dell’impresa è ancora familiare. Tra i filari, a dettare legge sono i ritmi della natura, e le pratiche adottate sono in linea con le più antiche tradizioni contadine, perché coltivare la terra è uno dei mestieri più vecchi del mondo. Le uve vinificate sono solo quelle di proprietà, e ogni fase produttiva è direttamente curata in ogni singolo dettaglio. La continua ricerca della qualità ha condotto l’azienda a praticare una viticoltura particolarmente attenta alla tradizione e all’ambiente. In cantina, la convinzione è che l’efficienza e l’uso delle più moderne tecnologie non rappresentano nulla senza la maestria di chi le utilizza. E allora partiamo dal Valpolicella Classico, per poi proseguire con il Ripasso, con il “Sant’Urbano”, con l’Amarone e con il Recioto, fino ad arrivare alla Grappa di Amarone: dai vini di pronta beva a quelli di altissimo livello, dai vini dolci ai distillati, tutte le etichette targate Speri si attestano su elevatissimi standard qualitativi, risultando riconoscibili tra mille grazie a uno stile unico e inconfondibile.

  • Tardieu-Laurent

    Tardieu-Laurent

    Tardieu-Laurent è una maison de négoce situata nel villaggio di Lourmarin, nella splendida regione Luberon, in Provenza. E' stata fondata da Dominique Laurent, che era dedito alla vinificazione dei vini con l'etichetta Tardieu-Laurent, e Michel Tardieu, fine conoscitore dei vini di ogni territorio della Valle del Rodano. Oggi Michel è l'unico ad avere in carico la gestione del négoce. Le cuvées più nobili provengono da vigne vecchie oltre 50 anni, mentre la gamma "Grandes Bastides" si riflette nei vini più autentici, espressione dei terroirs e fatti nel pieno spirito della Maison. Infine, le cuvées "à façon" sono state elaborate per la Grande Distribuzione e riflettono anch'esse la filosofia della casa e su richiesta seguono un affinamento in legno. I vini selezionati da Tardieu-Laurent, dalle denominazioni “villages” fino ad arrivare a quelle più prestigiose, come Côte-Rôtie e Hermitage, sono tra i più rinomati e ricercati della Valle del Rodano.

  • Taylor's

    Taylor's

    Sin dalla sua fondazione nel 1692, Taylor si è impegnata a realizzare il porto più raffinato. La casa rimane interamente focalizzata sulla produzione Port e specializzata nei suoi stili premium. A differenza della maggior parte degli altri produttori, non commercializza nessun altro vino. Taylor si impegna a rimanere di proprietà indipendente. Ciò garantisce la continuità dello scopo richiesto per produrre vini di qualità e carattere. Conserva anche un'eredità inestimabile di esperienza e abilità tramandate attraverso le generazioni per oltre tre secoli. L'indipendenza di Taylor aiuta anche a proteggere il suo futuro come produttore dei migliori porti, consentendole di prendere decisioni e investimenti che sono nei migliori interessi a lungo termine dell'azienda e delle generazioni future. Il carattere familiare dell'azienda aiuta anche a coltivare le relazioni personali che sono al centro del business del vino, come le partnership consolidate dell'azienda con i suoi fornitori di uva e con i suoi clienti in tutto il mondo. Soprattutto aiuta a rafforzare il legame dell'azienda con coloro che apprezzano e apprezzano i vini pregiati e la cui lealtà è il bene più importante delle imprese. Come una società indipendente il cui successo è inseparabile da quello della Valle del Douro, Taylor rimane impegnata a proteggere questa bellissima regione praticando la viticoltura che è economicamente e ambientalmente sostenibile. Il futuro della Valle del Douro e il suo ambiente unico sono anche il futuro di Port, uno dei grandi vini classici del mondo e una parte insostituibile del patrimonio umano.

  • Teeling Whiskey

    Teeling Whiskey

    La creazione di whisky e l'imprenditorialità sono stati nei geni di Teeling fin dal 1782, quando Walter Teeling fondò una piccola distilleria artigianale a Marrowbone Lane, a Dublino 8. Nel cuore del distretto di Liberties della città di Dublino, Jack e Stephen Teeling, l'ultima generazione di produttori di whisky, ha fondato la Teeling Whiskey Company nel 2012. A marzo 2015 hanno aperto la Teeling Whiskey Distillery la prima nuova distilleria a Dublino in oltre 125 anni, a due passi dalla loro distilleria ancestrale, proprio nel cuore del Triangolo d'oro, lo storico distretto di distillazione della città. Con un occhio al passato, ma guardando al futuro, siamo la nuova generazione di distillatori di Dublino. Ci avviciniamo al nostro mestiere con il rispetto per le generazioni passate, ma con la sicurezza di forgiare il prossimo capitolo del whisky irlandese e di Dublino.

  • Tenuta Argentiera

    Tenuta Argentiera

    Vero e proprio riferimento per tutto il territorio di Bolgheri, quella di Tenuta Argentiera è una realtà vitivinicola che ha da sempre dedicato particolare attenzione a queste terre così affascinanti, esaltando in ogni modo la natura di una zona geografica particolarmente vocata alla produzione di grandi vini rossi. Siamo in provincia di Livorno, a Donoratico per la precisione, a pochi passi dal mare, nel cuore di quella denominazione che negli ultimi trent’anni ha dimostrato di poter esprimere alcuni dei migliori tagli bordolesi del mondo intero. Vini prodotti a partire da varietà quali il cabernet sauvignon, il cabernet franc e il merlot, che in questa particolare area assumono caratteri estremamente tipici, raggiungendo allo stesso tempo eccezionali standard qualitativi. Dei cinquecento ettari totali su cui l’azienda attualmente si estende, al momento circa 75 sono impiantati a vigneto. Completamente circondati da una fitta e rigogliosa macchia mediterranea, i filari crescono su terreni a composizione mista, e le piante sono allevate nel massimo rispetto della natura, dell’ambiente, della biodiversità e dell’ecosistema. Nel 2008 rinnovata in tutti quelli che sono i locali di cantina, Tenuta Argentiera può contare su una struttura architettonica interamente costruita con materiali di riciclo, e da cui si gode di un’incantevole vista panoramica sul Tirreno. Controllando rigorosamente ogni fase produttiva, le uve, dopo la vendemmia, sono selezionate meticolosamente e diraspate, per poi cadere per gravità nei locali di vinificazione, dove avviene la fermentazione. In altri spazi appositamente dedicati, sono infine svolti l’invecchiamento e l’affinamento. Al netto di tutto abbiamo etichette che rispondono ai nomi di “Argentiera”, “Villa Donoratico” e “Poggio ai Ginepri”, cui seguono i cru di “Giorgio Bartholomäus”, “Opheliah Maria” e “Lavinia Maria”. Vini naturalmente eleganti, la cui forza risiede nel saper coniugare, come in nessun’altra parte della Penisola, uno spiccato carattere varietale con una profonda venatura mediterranea al tempo stesso.

  • Tenuta Armaiolo

    Tenuta Armaiolo

    Tenuta Armaiolo è situata a Rapolano Terme, un paese al confine tra la zona del Chianti e la Val di Chiana. In questa azienda, con 600Ha di terreno, si producono sia bianchi che rossi, quest'ultimo rientra nella recente DOC Grance Senesi. 

  • Tenuta Buon Tempo

    Tenuta Buon Tempo

    La Tenuta Buon Tempo si trova nell’estremo sud del territorio di Montalcino, vicino a Castelnuovo dell’Abate, in una zona particolarmente vocata per la viticoltura su una estensione di 12 ettari di vigneti negli appezzamenti migliori coltivati secondo i dettami dell’agricoltura biologica ed officialmente in conversione dal 2018 dopo alcuni anni di costante miglioramento della qualità delle uve e dell’ambiente circostante. La nuova proprietà rappresentata dal signor Per Landin, svedese e già produttore in Francia nel bordolese, si sta impegnando in grandi investimenti sia in vigna che in cantina per la ricerca senza compromessi della massima qualità. Il team aziendale, guidato da Alberto Machetti, è coadiuvato dalla collaborazione di grandi professionisti in ambito enologico e agronomico come la coppia formata da Attilio Pagli e Stefano Bartolomei.

  • Tenuta dell'Ornellaia

    Tenuta dell'Ornellaia

    Fu nel 1981 che il marchese Lodovico Antinori, cugino di Piero Antinori, fondò la Tenuta Ornellaia, nel cuore dell’areale di Bolgheri, a pochi chilometri dalla costa mediterranea. Con la prima vendemmia del 1985 nacque così quello che diventerà un'icona tra i SuperTuscan: l'“Ornellaia”, messo in commercio tre anni dopo, nel 1988. Con l'inaugurazione dell’azienda, l'enologo di fama mondiale, Michel Rolland, inizia a occuparsi della parte tecnica di cantina. Successivamente, negli anni ‘90 nascono le altre due etichette: "Le Volte" e "Le Serre Nuove". Agli inizi del 2000, Robert Mondavi, il grande produttore californiano, acquisisce la Tenuta, cedendone poi il 50% alla Marchesi de' Frescobaldi, che acquisterà l'altro 50% solo tre anni più tardi. La fine degli anni 2000 vede anche la nascita dell'etichetta "Poggio alle Gazze", che sarà seguito dal selezionatissimo vino da vendemmia tardiva "Ornus", ottenuto da uve di petit manseng lavorate in purezza. Una cantina mitica, quindi, alla quale va il merito di aver scritto la storia di Bolgheri. Con quasi cento ettari vitati, ai quali se ne aggiungono altri tredici in affitto, alla Tenuta Ornellaia ci si focalizza da sempre su un solo e unico obiettivo: la qualità. Tutte le decisioni, tutte le scelte, tengono conto di ogni minimo e più piccolo dettaglio, e dalla vigna all’imbottigliamento finale, non sono ammesse scorciatoie. Durante la vendemmia, vengono selezionati e raccolti solamente i grappoli più pregiati ed equilibrati, successivamente in cantina lavorati in maniera separata, in base al cru di provenienza. Poi un anno di riposo in botte, e a seguire la composizione del blend: tutto è volto a esaltare ogni più piccola sfumatura del terroir, e a valorizzare l’espressione di ogni singola annata, sempre nel rispetto della continuità di quello che può essere considerato lo “stile Ornellaia”, sinonimo di esperienza, competenza e determinazione, che al calice si traducono in complessità ed eleganza difficilmente eguagliabili.

  • Tenuta di Biserno

    Tenuta di Biserno

    La Tenuta di Biserno è stata scoperta da Lodovico Antinori nel 1995. Inizialmente, egli pensò di integrare questi terreni nell’Ornellaia, ma ben presto si rese conto che, considerando la geologia e le grandi dimensioni del terreno, Tenuta di Biserno, richiedeva un progetto separato, di conseguenza, Lodovico Antinori, con il fratello Piero e il proprietario del terreno Umberto Mannoni, decise di dare vita alla Tenuta di Biserno. La tenuta si trova in Alta Maremma e confina a nord ed a sud con il più famoso villaggio di Bolgheri. L’elemento unico di questa tenuta è la vigna chiamata Bellaria, che nell’esposizione a sud è parte di Bolgheri mentre l’esposizione a nord fa parte di Biserno, tra cui il famoso vigneto Lodovico che è formato da 6 ha (14 acri), di straordinario terroir, considerato dalla maggioranza degli esperti il miglior terroir di questa grande area. Sono stati piantati principalmente cabernet franc ed in piccola parte merlot. Questo vigneto è stato piantato nel 2003 ed ha dato grandi soddisfazioni finora. Il terroir consiste nel conglomerato unico di Bolgheri, terreno alluvionale, calcare attivo, carbonato di calcio, ciottoli rotondi che regalano un buon drenaggio al terreno. Anche il microclima gioca un ruolo importante, perché la vigna riceve una brezza fresca tutto l’anno. Di solito in questi vigneti, sono stati raccolti l’equivalente di una bottiglia per pianta, tutto a mano, e di solito INT 3/4 volte (in base al diverso tempo di maturazione dei grappoli). Tenuta di Biserno si estende verso la parte settentrionale e la restante parte di 45 ha (80 acri) è situata nella zona collinare intorno al nostro Relais. L’impianto è ancora in gran parte cabernet franc seguito da merlot, cabernet sauvignon ed anche una percentuale di petit verdot, il terroir è molto vario, in alcune zone particolarmente ricco d’argilla, buono per il merlot, mentre la parte del conglomerato di Bolgheri è meglio per il cabernet. La formazione è cordone speronato. Il sistema impiantistico è cordone speronato con una densità di 6.500 piante / ha.

  • Tenuta Fertuna

    Tenuta Fertuna

    Siamo nel cuore della Maremma Toscana, tra le verdi colline e gli orizzonti che spaziano verso il mar Tirreno. Qui sorge un anfiteatro fatto di vigneti, disegnati dalla mano dell’uomo con il massimo rispetto per l’ambiente e per la natura. È questa Tenuta Fertuna, in provincia di Grosseto. L’azienda, fondata nel 1997, conta ben 145 ettari, di cui cinquanta destinati alla coltivazione della vite. Diverse generazioni di vitivinicoltori e tante esperienze hanno dato origine a questo progetto, volto alla produzione di vini secondo le linee guida tradizionali. In cantina, i moderni accessori sono uniti alla consueta semplicità costruttiva. Nella culla della civiltà etrusca, nulla è lasciato al caso e tutto è perfettamente armonizzato con la natura circostante.

  • Tenuta Guado al Tasso

    Tenuta Guado al Tasso

    Tenuta Guado al Tasso si trova nella piccola e prestigiosa DOC di Bolgheri, sulla costa dell’Alta Maremma, a un centinaio di chilometri a sud-ovest di Firenze. Questa denominazione ha una storia relativamente breve (nasce nel 1994) ma vanta di una fama internazionale come nuovo punto di riferimento nel panorama enologico mondiale. Tenuta Guado al Tasso si estende su una superficie di 1.000 ettari - 320 piantati a vigneto, il resto coltivato a grano, girasoli e ulivi - in una splendida piana circondata da colline conosciuta come “anfiteatro bolgherese” per la sua particolare conformazione. La nobile famiglia dei Della Gherardesca ha cominciato ad occuparsi di vino nelle proprie terre di Bolgheri fin dalla seconda metà del Seicento, ma è con Guido Alberto della Gherardesca, vissuto tra il 1780 e il 1854, che le cose cambiarono veramente. Grande appassionato di viticoltura e divenuto nel 1833 “maggiordomo maggiore” del granduca Leopoldo II, Guido Alberto si dedicò all’enologia nelle sue terre in Maremma. Negli anni '30 la terra venne ereditata da Carlotta della Gherardesca Antinori, madre di Piero Antinori, e da sua sorella, che era sposata a Mario Incisa della Rocchetta (che ebbe in dote la vicina Tenuta San Guido).

  • Tenuta Luce della Vite

    Tenuta Luce della Vite

    Il Sole che splende su Tenuta Luce è molto più di un semplice marchio. Ha in sé il racconto di una Terra. La Terra di Montalcino. E delle ambizioni dei suoi uomini, che ogni giorno si prendono cura di Tenuta Luce, un ambiente autentico e vivo, per creare e custodire grandi vini toscani tra i più amati al mondo. Montalcino è la nostra casa. È la nostra Terra. La Terra di Tenuta Luce. Montalcino è un terroir di eccellente vocazione vinicola dove nascono alcuni dei più esclusivi vini italiani. Una Terra dai dolci pendii, accarezzata dall’Aria sotto forma di venti costanti, scaldata dal Sole che dà energia, e nutrita dall’Acqua, dalla pioggia che custodiamo con sapienza. Montalcino è un luogo in perfetta armonia con i vigneti che lo circondano, in cui la natura è ancora integra e ricca di biodiversità. Paesaggi tipicamente toscani, dove i vigneti si alternano a oliveti e boschi. Paesaggi collinari capaci di dare vita a etichette straordinarie, a vini esclusivi made in Italy. In Tenuta Luce, ciascuna parcella ha caratteristiche diverse. Le altimetrie vanno dai 200 ai 430 metri sul livello del mare. La Terra qui varia molto per suoli, riconducibili a tre zone principali: misto-argillosi, in basso; sabbioso-scistosi, in alto; sabbie gialle e arenarie, nella fascia mediana. Diversi scheletri, diversi equilibri tra gli elementi nutritivi, che rispettiamo in ogni fase di lavorazione dei terreni: il suolo, ricco di minerali e materie organiche, è supporto vivo anche grazie ai microrganismi e insetti che lo abitano. E un terreno vivo è il miglior presupposto per l’equilibrio dell’ecosistema e per l’armonia del vigneto. Il primo passo verso la produzione di vini considerati ovunque tra le eccellenze vinicole toscane.

  • Tenuta Perano

    Tenuta Perano

    La Tenuta Perano si trova nel cuore del Chianti classico nel comune di Gaiole, in una situazione pedoclimatica eccezionale per unicità e qualità. I vigneti sono posti a 500 metri sul livello del mare, altimetria quasi limite per varietà rosse ed in particolare per il Sangiovese che ha maturazione tardiva. Una tenuta unica da raccontare. Forte verticalità, ideale per il ricambio d’aria. Anfiteatro naturale, per catturare la luce. Altitudini elevate, oltre i 500 mt. Suoli ad alta vocazione, drenanti e ricchi di pietre. Cantina dedicata, un luogo magico per l’affinamento dei vini. Di proprietà dei Marchesi Frescobaldi.

  • Tenuta San Guido

    Tenuta San Guido

    Tenuta San Guido, il cui nome deriva da San Guido della Gherardesca vissuto nel XIII secolo, è una storica cantina della zona di Bolgheri, situata lungo la costa Etrusca che va da Livorno a Grosseto, nella Maremma toscana. Estesa su una superficie complessiva di circa 2500 ettari, l’azienda può al momento contare su novanta ettari vitati, che includono 75 ettari dedicati esclusivamente alla produzione del Sassicaia, quest’ultimo nato da un’idea del Marchese Mario Incisa della Rocchetta, che voleva creare un grande vino in stile bordolese. Erano infatti gli anni ’20, quando lo stesso Marchese, ispirato da Bordeaux e dall’aristocrazia di un tempo, sognava di arrivare a produrre un vino di razza, un vero e proprio purosangue. Trasferitosi nella tenuta toscana nella seconda metà del ‘900, il Marchese Incisa della Rocchetta iniziò a fare esperimenti, piantando alcune barbatelle di varietà vitate francesi in una zona fino ad allora assolutamente ignota dal punto di vista vitivinicolo. Da quel momento, con splendida lungimiranza, il Marchese Incisa della Rocchetta riuscì a comprendere il potenziale dell’area di Bolgheri e di quei stessi terreni su cui aveva piantato le barbatelle, che presentavano delle caratteristiche uniche, nel microclima molto simili alla zona delle Graves e di Bordeaux. La prima annata messa in commercio fu quella del 1968, e da allora il Sassicaia ha raggiunto a livello mondiale una fama inaspettata, crescente di anno in anno. Oltre a questo celebre vino, la Tenuta San Guido produce anche altre due etichette: il “Guidalberto”, da uve cabernet sauvignon e merlot, e “Le Difese”, un IGT ottenuto da cabernet e sangiovese. Con una produzione che sfiora la media di 800mila bottiglie annue, alla Tenuta San Guido va riconosciuto gran parte del merito per cui il territorio di Bolgheri sta riscuotendo successo a livello internazionale. Una storia e una dimensione enologica quasi irreale, quella della Tenuta San Guido, fuori dal comune e sospesa nel tempo, quasi mitologica.

  • Tenuta Trerose

    Tenuta Trerose

    Nel bel panorama produttivo di Montepulciano Tenuta Trerose, una delle proprietà di Bertani Domains, è da anni una delle cantine di riferimento per continuità e per espressività dei propri prodotti. Si tratta di una realtà che ha sede in una magnifica Villa Toscana del XVI secolo costruita sui pendii che da Valiano declinano dolcemente verso la Val di Chiana e il Lago Trasimeno. Una zona, questa, tra le più vocate di tutto il territorio alla produzione dei vini della più antica delle denominazioni di origine italiane: il Vino Nobile di Montepulciano. Sono infatti oltre cinquantacinque gli ettari di vigneto destinati al prugnolo gentile, sinonimo locale per il sangiovese, qui perfetto compagno per un viaggio in una delle zone più belle di tutta la Toscana.

  • Terlano

    Terlano

    Una cantina che non ha bisogno di presentazioni, quella di Terlano, che da decenni rappresenta quanto di meglio l’Alto Adige è in grado di esprimere in termini di finezza e di longevità. Fondata nel 1893 nell’omonima località non lontana da Merano, la cantina Terlano è una delle cooperative di produttori più all’avanguardia non solo di tutto l’Alto Adige, ma anche di tutta la Penisola italiana, al punto da poter essere assunta come simbolo del più perfetto meccanismo di cooperazione in ambito vitivinicolo. I suoi 143 soci coltivano complessivamente 165 ettari di vigneti, pari a una produzione annua totale che supera abbondantemente il milione di bottiglie. Numeri da capogiro, che vanno di pari passo con i migliori vini della regione, bianchi e rossi, capaci puntualmente di mettere d’accordo come pochi altri pubblico e critica. Così Antonio Galloni di Wine Advocate nel 2011: “I migliori vini altoatesini che ho assaggiato quest'anno provengono dalla Cantina Terlano. In poche parole, sono vini di riferimento. Vini che non possono mancare all'interno di ogni cantina importante”. Una strada, quella della qualità più assoluta, che i soci della Cantina di Terlano hanno intrapreso con convinzione nel corso dei decenni, e che è valsa loro fama e riconoscimenti sul mercato vinicolo italiano e internazionale. E allora ecco pinot bianco, chardonnay, pinot grigio, müller thurgau, gewürztraminer e sauvignon blanc, poi ancora lagrein, schiava, pinot noir e torilan: vitigni che sono esaltati nella loro essenzialità se lavorati in etichette tradizionali, e che diventano nomi - ormai - altisonanti se interpretati nelle “etichette-selezioni”: Terlaner, Winkl, Kreuth, Vorberg, Gries, Siebeneich, Siemegg, Monticol, Quarz, Nova Domus, Lunare, Porphyr. In poche parole nomi che nel corso degli anni si sono conquistati, a giusta ragione, il prestigio e la notorietà internazionale, trasformano la stessa cantina di Terlano in una vera e propria istituzione non solo del vino alto atesino, ma dell’intero panorama enologico italiano.

  • Tolloy

    Tolloy

    Dove la Valle dell'Adige si restringe formando una chiusa, nel fondovalle e sulle colline attorno all'antico borgo di Salorno, l'esperienza e dei viticoltori fanno della coltivazione della vite un'arte, che si esprime nella qualità di Tolloy. La "terra tra i monti", come anticamente veniva chiamato l'Alto Adige, è uno dei paesaggi più variopinti d'Europa. Le dolci colline che circondano il paese di Salorno garantiscono rigogliosi vigneti grazie alla presenza delle Alpi, che proteggono dai venti freddi del nord. La particolare vocazione del suolo, il clima secco e l’abbondanza di giornate con temperature miti assicurano la perfetta maturazione delle uve. Il grande transito di viaggiatori fece sviluppare varie attività ricettive, tra cui anche le osterie, teatro di riunioni e di importanti decisioni sotto il vigile occhio dell’oste. E proprio all’oste di una delle locande più rinomate di Salorno all’inizio del Settecento, Johann Tolloy, viene dedicata Tolloy, linea di pregiati vini dell’Alto Adige nata con la collaborazione di Mezzacorona con la Cantina di Salorno.

  • Tommasi

    Tommasi

    Fondata nel 1902 da Giacomo Tommasi, l’impresa vitivinicola Tommasi, a oltre un secolo di distanza dalla nascita e con la quarta generazione attiva in azienda, risulta essere una delle realtà enologiche più vivaci e intraprendenti d’Italia. Grazie a una politica di investimenti che ha visto impegnata la famiglia Tommasi nell’acquisizione di terreni ad alta vocazione viticola, situati in particolare nelle zone della Valpolicella, del Prosecco, dell’Oltrepò Pavese, di Montalcino, della Manduria e della Basilicata, la cantina dispone oggi di circa 195 ettari vitati di proprietà, cui si aggiungono altri 27 ettari vitati in affitto. Con oltre un milione di bottiglie prodotte annualmente, l’azienda propone una gamma di etichette varia e vasta, dimostrandosi tra le migliori ambasciatrici del "made in Italy" del vino nel mondo. Per quello che riguarda l'espansione del gruppo aziendale all'interno del terroir lucano, non è possibile parlare di Vulture e del suo Aglianico senza citare la più importante delle aziende della Basilicata, Paternoster. Acquisita nel 2016 da Tommasi, è una cantina che in quasi 100 anni di storia ha saputo interpretare il territorio con una chiarezza e con una coerenza uniche. Situata a Barile, si estende su una superficie di circa 20 ettari vitati; nei vigneti, oltre all'uva regina di questa zona, l'aglianico, si coltiva anche un vitigno a bacca bianca, la falangina. I vini che ogni anno escono dalle mura aziendali sono caratterizzati da una personalità sorprendente, squisitamente tradizionali, eleganti e longevi come pochissimi altri. Tra questi spicca uno dei più grandi vini del Sud, quel Don Anselmo che ha dimostrato tutta la potenza e l’equilibrio dei migliori Aglianico del Vulture. Non solo però: Paternoster può vantare una linea produttiva che non lascia niente al caso, capace di valorizzare l’aglianico in ogni sua forma, con etichette come "Synthesi" e "Giuv" che, di anno in anno, si avvicinano alle vette qualitative più alte dell'intera gamma realizzata. Vini di raro fascino, caldi e meravigliosamente austeri, tutti nati da un’agricoltura biologica certificata.

  • Val di Suga

    Val di Suga

    La storia di Val di Suga inizia nel 1969, quando una società di proprietà di Aldo Moro acquisisce i terreni agricoli collocati a nord di Montalcino e vi edifica una struttura produttiva e commerciale. Quei terreni, allora destinati alla produzione di foraggio, vengono pian piano convertiti a vigneto, attraverso anche vari passaggi di proprietà, finché nel 1982 Val di Suga inizia la produzione di vino, dotandosi di una cantina di vinificazione. La prima annata ad entrare in commercio è il “Val di Suga Brunello Riserva 1977”. Sin da subito inizia una veloce crescita viticola ed enologica. I primi anni ottanta vedono iniziare il successo e l’espansione della denominazione Brunello di Montalcino. Grazie a questo ed al costante sforzo ed impegno sia in ambito viticolo che enologico, Val di Suga inizia a distinguersi nel panorama ilcinese. Pochi anni dopo, nel 1994, arriva il Gruppo Angelini che darà un nuovo impulso a Val di Suga, ormai premiata e riconosciuta a livello internazionale per l’elevata qualità dei suoi vini. Ma la forza ed unicità della cantina saranno determinate, nel corso degli anni, dalla messa in produzione di tre vigne, collocate nei tre versanti della collina montalcinese, nelle zone più vocate alla produzione di Brunello di Montalcino.

  • Vincent Girault

    Vincent Girault

    Sulla riva nord della Loira, di fronte al castello di Chaumont-sur-Loire e al suo "Festival internazionale dei giardini", il nostro vigneto si trova tra Blois e Amboise, circondato dai siti più belli della Valle della Loira. Oggi abbiamo più di 25 anni di esperienza nella produzione di vini biodinamici attraverso le nostre due fattorie di Clos de la Briderie e Château Gaillard che si estendono per oltre 85 ettari. Dall'undicesimo secolo i monaci dell'abbazia di Marmoutier, vicino a Tours, fondarono il priorato di Mesland e piantarono viti. Da allora, il conte Eude II di Blois nel 1509, François Ier, il cardinale de Richelieu e molti dilettanti di grande fama hanno apprezzato e vantato le qualità dei vini derivanti da questo terreno. Il vigneto copre 350 ettari di colline sulla riva destra della Loira, la più soleggiata, di fronte al castello di Chaumont nei pressi di Blois. Riceverà nel 1955 l'Appellation d'Origine Contrôlée Touraine-Mesland. Il Clos de la Briderie, uno dei vigneti più prestigiosi di questa denominazione, ha conservato tutta l'autenticità e tutte le qualità ancestrali del suo terroir.

  • Zacapa

    Zacapa

    Licorera Zacapaneca nasce nella parte est del Guatemala, a Zacapa. Fondata nel 1940 da 3 famiglie del posto, Girón, Estrada e Gordillo, la produzione fu affidata sin dall’inizio ad un esperto di rum della Spagna, il Dr. Burgaleta. I rum Zacapa vengono creati dal puro succo di canna da zucchero, pianta coltivata sui terreni vulcanici della parte meridionale del paese. Nel processo di fermentazione, che dura 5 giorni, viene utilizzato un lievito estratto dall'ananas, appartenente a un ceppo di proprietà, al fine di garantire un gusto singolare e costante nel tempo. Il processo di invecchiamento avviene poi sugli altipiani della città di Quetzaltenango, ad un'altitudine di 2300 metri s.l.m., nella cosiddetta "Casa sopra le Nuvole": questo luogo, scelto dal master blender della cantina, Lorena Vasquez, è caratterizzato da un clima fresco che favorisce un lento invecchiamento in botti di rovere bianco, precedentemente utilizzate per Bourbon whisky e Sherry, e fabbricate a mano da artigiani rinomati. I rum Zacapa, infine, vengono creati con il metodo solera: l’assemblaggio di botti di annate e caratteristiche differenti consente di ottenere rum di qualità eccellente e gusto inconfondibile.